Guerra dei talenti AI: Meta vince, OpenAI perde pezzi
Riassunto
Meta domina la guerra dei talenti AI strappando ricercatori chiave a OpenAI, mentre le battaglie legali sul copyright ridisegnano l'industria con Meta che vince e Microsoft sotto attacco. Gli AI agents enterprise mostrano risultati promettenti ma la maggior parte delle implementazioni fallisce per mancanza di infrastruttura di valutazione. Nel mondo startup, la velocità batte la qualità con CoreWeave che vale 10 miliardi e Cluely che raccoglie 15 milioni senza prodotto. I robotaxi Tesla debuttano ad Austin ma finiscono subito sotto investigazione NHTSA per problemi di sicurezza.
Meta vs OpenAI: la guerra dei talenti da 100 milioni
Ecco la verità che nessuno vuole ammettere: Mark Zuckerberg sta vincendo la guerra dei talenti AI, e Sam Altman è furioso. Meta ha appena strappato a OpenAI quattro ricercatori chiave, incluso Trapit Bansal, co-creatore del modello o1.
Altman aveva pubblicamente deriso le "tattiche di assunzione sfarzose" di Zuckerberg, sostenendo che nessuno dei loro migliori talenti aveva accettato le offerte da 100+ milioni. Ma i fatti raccontano una storia diversa. Lucas Beyer, Alexander Kolesnikov, Xiaohua Zhai (fondatori dell'ufficio OpenAI di Zurigo) e Bansal sono tutti passati al team superintelligenza di Meta.
Andrew Bosworth, CTO di Meta, ha smontato le narrative di Altman durante un meeting interno: "Sam sta semplicemente mentendo. Sta controffertando tutte queste proposte, creando un piccolo mercato per pochissime persone in ruoli di leadership senior." La risposta di Meta? "Abbiamo parecchi altri in arrivo che non posso ancora annunciare."
Il vero problema per OpenAI: non è solo questione di soldi. È che Meta offre l'opportunità di costruire qualcosa di nuovo senza i vincoli di un'azienda che deve bilanciare profitti e sicurezza AI. Zuckerberg sta costruendo un impero AI open-source mentre Altman cerca di proteggere il suo modello closed-source sempre più sotto pressione.
Copyright AI: Meta vince, Microsoft nel mirino
Le battaglie legali sul copyright AI stanno ridisegnando l'industria, e i risultati sono sorprendenti. Meta ha appena vinto una causa intentata da autori come Sarah Silverman e Ta-Nehisi Coates, ma non per i motivi che pensate.
Il giudice Vince Chhabria ha respinto il caso non perché l'uso di opere protette da copyright per addestrare AI sia legale, ma perché gli autori "hanno fatto gli argomenti sbagliati e non sono riusciti a sviluppare le prove per quelli giusti." Una vittoria tecnica che lascia aperte questioni fondamentali.
Nello stesso momento, Microsoft si trova sotto attacco. Un gruppo di autori di alto profilo, inclusi Kai Bird e Jia Tolentino, accusano il gigante tech di aver usato quasi 200.000 libri piratati per addestrare il suo modello Megatron AI. La richiesta: fino a 150.000 dollari per ogni opera utilizzata illegalmente.
Ma la vera bomba è arrivata da Disney e Universal, che hanno fatto causa a Midjourney per quello che definiscono un "pozzo senza fondo di plagio." L'accusa: l'AI startup riproduce liberamente i loro personaggi più iconici, da Topolino a Darth Vader.
Dimentichiamo l'hype: questa non è una battaglia sul futuro dell'AI. È una guerra per decidere chi controlla i dati che alimentano l'intelligenza artificiale.
AI agents enterprise: la realtà dietro l'hype
Mentre tutti parlano di AI agents, pochi li stanno davvero usando. LinkedIn è una delle eccezioni, con il suo hiring assistant che sta già facendo risparmiare "molto tempo ai recruiter" attraverso un sistema multi-agent orchestrato da un supervisore centrale.
Ma ecco quello che non vi stanno dicendo: la maggior parte delle implementazioni enterprise fallisce miseramente. Il motivo? Le aziende costruiscono AI agents senza infrastruttura di valutazione. "Nessuno fa deploy in produzione senza unit test", spiega Shailesh Nalawadi di Sendbird. "L'eval è il unit test per i sistemi AI agent."
Walmart ha risolto il problema trattando la fiducia come un requisito ingegneristico, non una checkbox di compliance. Il risultato: migliaia di use case AI operativi che fanno risparmiare fino a 12 ore al mese ai clienti e accelerano i pagamenti di 5 giorni.
La verità scomoda: gli agents non seguono regole in modo affidabile. Sono orientati ai risultati, interpretano, si adattano. Il comportamento emerge solo in ambienti reali. Chi non capisce questo principio fondamentale è destinato al fallimento quando proverà a scalare da piloti a produzione.
May Habib di Writer lo dice chiaramente: "C'è una scogliera di scaling che le aziende raggiungeranno molto rapidamente senza un nuovo approccio."
Startup AI: quando il momentum diventa strategia
Il mercato startup AI sta premiando velocità sopra tutto. CoreWeave ne è l'esempio perfetto: da operazione crypto-mining a IPO da 1,5 miliardi, con il CEO Michael Intrator che ha visto il suo patrimonio schizzare a 10 miliardi in soli tre mesi.
Ma dietro i numeri scintillanti si nasconde una realtà più complessa. CoreWeave ha 8,8 miliardi di debiti con tassi fino al 15%, e nonostante quasi 1 miliardo di ricavi nel Q1, ha registrato perdite per 315 milioni. È il simbolo perfetto dell'AI nel 2025: ricavi massicci, entusiasmo degli investitori, ma costruito su una montagna di debiti.
Anche più estremo è il caso di Cluely, la startup del "cheat on everything" che ha raccolto 15 milioni da a16z. Il fondatore Roy Lee ammette candidamente: "Avevamo a malapena un prodotto funzionante quando abbiamo lanciato ad aprile." La strategia? Rage-bait marketing e contenuti controversi per bucare il rumore.
Bryan Kim di a16z spiega la nuova logica: "Se costruisci qualcosa di artigianale e OpenAI include quella funzione nel loro prodotto, sei finito. Deve essere qualcosa dove i founder si muovono estremamente velocemente."
Nessuno vuole dirlo, ma stiamo assistendo a una corsa dove il momentum è diventato l'unico vero vantaggio competitivo.
Tesla robotaxi: il debutto che preoccupa i regolatori
Il lancio dei robotaxi Tesla ad Austin è durato meno di una settimana prima che arrivassero i problemi. La NHTSA ha contattato Tesla dopo aver visto video di Model Y che sbandavano nella corsia sbagliata, frenavano improvvisamente vicino alle auto della polizia e superavano i limiti di velocità.
"NHTSA è a conoscenza degli incidenti riferiti ed è in contatto con il produttore per raccogliere informazioni aggiuntive", ha dichiarato l'agenzia. Una formulazione diplomatica che nasconde una realtà più dura: i robotaxi Tesla non sono pronti per le strade pubbliche.
Ma il vero problema non è tecnico, è di trasparenza. Tesla ha chiesto alla NHTSA di non rendere pubbliche le sue risposte alle domande dell'agenzia - un approccio insolito nel settore dei veicoli autonomi, dove gli operatori cercano solitamente di essere il più trasparenti possibile.
La NHTSA sta già investigando la tecnologia Full Self Driving di Tesla da ottobre 2024, dopo una serie di incidenti in condizioni di scarsa visibilità. Il lancio dei robotaxi, con i loro problemi immediati, non fa che aggiungere pressione su un'azienda che continua a promettere autonomia completa senza mai consegnarla davvero.
Dietro le quinte, questo è l'ennesimo capitolo della relazione tesa tra Tesla e i regolatori federali.
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