Digest Inter: Notte amara a Madrid, Lautaro in tensione e il calcio che non perdona
Riassunto
Notte amara a Madrid: l'Inter cade 2-1 contro l'Atletico al 93' per il gol di Gimenez, complicando la corsa agli ottavi diretti. Lautaro furioso per la sostituzione lancia una bottiglietta in panchina, quinto zero consecutivo contro le big. Il Napoli di Conte risorge dalla crisi con due vittorie, mentre Allegri frena l'entusiasmo Milan post-derby: "Ora basta, pensiamo alla Lazio". Zielinski ritrova se stesso a Madrid: gol e prestazione da titolare vero.
Madrid, l'ennesima beffa: quando il calcio punisce chi non sa chiudere
Al 93' tutto finisce come sempre: con l'Inter che si morde le mani e Gimenez che vola più in alto di tutti. La storia si ripete, maledettamente uguale a se stessa. Dopo il derby, dopo tutte le altre volte in cui i nerazzurri hanno dominato senza vincere, ecco un'altra lezione di cinismo firmata Atletico Madrid.
Il punto è questo: l'Inter gioca, l'Inter convince, l'Inter crea. Ma poi arriva il momento della verità e qualcosa si inceppa. Calhanoglu perde un pallone sanguinoso (il secondo in pochi giorni dopo quello del derby), Alvarez ringrazia e porta avanti i Colchoneros. La solita storia: errori individuali che costano caro contro squadre che non perdonano.
Poi arriva la reazione, quella che tutti aspettavamo. Zielinski trova il gol del pareggio con un inserimento da manuale e per un momento sembra che la notte possa cambiare colore. Ma no, perché l'Inter di Chivu ha un problema: non sa gestire i momenti cruciali. Non sa essere cattiva quando serve.
E così, mentre tutti pensavano al pareggio come a un risultato prezioso per la corsa agli ottavi diretti, ecco che Gimenez si materializza dal nulla sul corner finale. Barella lo guarda, non lo segue, non lo disturba. Di Canio ha ragione quando dice che "pure ci fosse stato Brontolo dei sette nani" avrebbe dovuto avere la percezione del pericolo. Ma ormai è andata.
La qualificazione agli ottavi si complica, questo è innegabile. Liverpool e Arsenal non sono esattamente due squadrette di provincia, e ora l'Inter dovrà sudarsela fino all'ultimo respiro. Ma il vero problema non è tattico o tecnico: è mentale. Questa squadra deve imparare a essere spietata, a chiudere le partite quando le ha in pugno. Altrimenti continuerà a collezionare rimpianti e prestazioni belle ma inutili.
Lautaro e la bottiglietta scagliata: quando il capitano perde la pazienza
Settantatré minuti in campo, zero gol, e una bottiglietta d'acqua lanciata con rabbia in panchina. Il capitano dell'Inter non l'ha presa bene, per niente bene. E francamente, chi può biasimarlo?
Lautaro Martinez sta vivendo un momento complicato. Quinta partita consecutiva contro una big senza trovare la rete, dopo gli "zero" con Juventus, Napoli, Roma e Milan. Per uno che ha fatto del gol la sua ragione di vita, è una sofferenza che si vede a occhio nudo. E quando Chivu ha alzato il cartellino con il numero 10, la reazione del Toro è stata eloquente: testa scossa, sguardo nero, e quella bottiglietta che vola via come un grido di frustrazione.
Ma attenzione a non drammatizzare oltre misura. Chivu ha le sue ragioni: oggi può contare su un quartetto offensivo di livello e deve gestire le energie di tutti. Lo scorso anno Inzaghi non poteva mai privarsi di Lautaro perché in panchina aveva alternative di basso profilo. Oggi la musica è cambiata.
Credetemi, non c'è nessuna crisi tra capitano e allenatore. La società e Chivu continuano a puntare su di lui, e giustamente. Lautaro resta centrale nel progetto, ma deve accettare il nuovo status. Non può più considerarsi intoccabile per 90 minuti, soprattutto quando la prestazione non è all'altezza.
Il paradosso è che Lautaro ha sempre iniziato lentamente le stagioni per poi esplodere nei momenti decisivi. Lo scorso anno partì peggio (5+1 dopo le prime gare) e poi si impossessò dello status di trascinatore. La differenza è che ora ha più concorrenza e meno margine di errore.
Capitolo chiuso? Probabilmente sì. Tra capitano e allenatore ci sarà stata una chiacchierata chiarificatrice, come sempre accade in questi casi. Ma il messaggio è chiaro: nell'Inter di Chivu nessuno regala minuti, nemmeno al capitano. E forse è proprio questo il segnale di una squadra che vuole crescere davvero.
Napoli-Conte, il funerale che non c'è stato: dall'inferno al paradiso in tre giorni
Sette giorni di crisi urlata in tutta Italia, poi due vittorie e tutti zitti. Il Napoli di Antonio Conte ha fatto quello che sanno fare le grandi squadre: rispondere sul campo quando tutti li davano per spacciati.
Dall'inferno al paradiso senza passare per il purgatorio, come scrive giustamente il Corriere dello Sport. Prima l'Atalanta spazzolata via, poi il Qarabag atterrato in Champions: due prestazioni che hanno rimesso le cose al loro posto e fatto ammutolire le "poco allegre comari" che già preparavano il processo a Conte.
Il segreto? La capacità di cambiare pelle durante la partita. Contro il Qarabag, Conte ha dimostrato ancora una volta di essere un allenatore vero: dal 3-4-2-1 iniziale al 4-2-3-1 con l'ingresso di Politano al 64'. Una mossa che ha sbloccato la partita e portato alla vittoria con due gol.
Non è la prima volta che l'allenatore pugliese fa l'illusionista con i moduli. Quest'anno ha già utilizzato tre sistemi diversi dall'inizio e spesso li cambia a partita in corso. Il 4-1-4-1 dei famosi Fab Four (ora ridotti a due per gli infortuni), il 4-3-3 classico, e ora questo 3-4-2-1 che ricorda i primi esperimenti della stagione.
La morale è semplice ma fondamentale: nel calcio contano più i principi di gioco dei moduli sulla carta. E Conte, questo, lo sa meglio di chiunque altro. Sa muovere le pedine, sa essere pragmatico quando serve, sa trovare soluzioni anche nell'emergenza.
Intanto Lukaku accelera il recupero e potrebbe rientrare già per la sfida Champions contro il Benfica del 10 dicembre, entrando in lista al posto di De Bruyne. Un'altra buona notizia per un Napoli che ha dimostrato di saper reagire alle difficoltà. E quando Conte reagisce, di solito sono dolori per tutti gli altri.
Allegri e il Milan che non si accontenta: "Derby meraviglioso, ma ora basta"
"La vittoria nel derby è stata meravigliosa, però basta." Massimiliano Allegri sa che l'entusiasmo può essere un'arma a doppio taglio e prova a tenere i piedi per terra in vista della Lazio. Ma il Milan che ha battuto l'Inter ha mostrato una faccia nuova, più concreta e cinica.
Il segreto del nuovo corso rossonero? La capacità di non vergognarsi di difendere. "Non è una vergogna difendere quando non abbiamo la palla", ha spiegato Max in conferenza. E i risultati gli danno ragione: una difesa che ha ritrovato il gusto del duello, portieri che fanno la differenza (Maignan su tutti), e un attacco che sa essere letale quando serve.
Su Leao, Allegri ha le idee chiare: "Ha caratteristiche da centravanti, ma deve abituarsi a uscire meno dall'area." Il portoghese sta cambiando pelle, diventando più dentro il gioco e disponibile al lavoro sporco. I grandi giocatori si riconoscono proprio da questo: quando mettono le loro qualità al servizio della squadra.
Capitolo Maignan: il rinnovo non è un problema. "Ci pensa la società", taglia corto Allegri. "Io con Mike parlo solo di cose di campo, lo vedo sereno e sta confermando le sue qualità." Tradotto: il portiere francese resta un pilastro del progetto e il Milan farà di tutto per tenerlo.
Per la Champions, Allegri fa i conti: "Mancano minimo 51 punti per entrare nelle prime quattro." Una quota che potrebbe essere più alta del solito, visto l'equilibrio pazzesco di questo campionato. Sette squadre in sette punti, una situazione che promette battaglia fino alla fine.
Il mercato di gennaio? "La rosa è giusta così." Allegri non vuole innesti tanto per fare, preferisce puntare sui giovani che stanno crescendo. Una filosofia che, dopo il derby, sembra aver trovato la sua dimensione perfetta.
Zielinski ritrova se stesso: la cura Chivu funziona alla grande
"Finalmente il vero Zielinski", titola il Corriere dello Sport. E ha ragione da vendere. Il polacco che abbiamo visto a Madrid è quello che tutti aspettavano di vedere da quando è arrivato a Milano: tecnico, intelligente, decisivo al momento giusto.
Il gol contro l'Atletico non è stato solo bello, è stato la conferma di una crescita costante nelle ultime settimane. Zielinski ha approfittato al meglio dell'assenza di Mkhitaryan per riempire il vuoto a centrocampo, mostrando le sue doti da palleggiatore e l'abilità negli inserimenti senza palla.
Non segnava in Champions da due anni e mezzo, ma ieri sera in Spagna si è ripetuto all'interno di una partita in cui ha retto i ritmi da corrida senza farsi travolgere dalla frenesia. Ha confermato il suo "vizio" di far male alle grandi del calcio europeo, come già aveva fatto con la maglia del Napoli contro Real Madrid e Liverpool.
Ora che Mkhitaryan è pronto a rientrare, Chivu avrà l'imbarazzo della scelta. Ma il polacco ha dimostrato di meritarsi spazio e fiducia. La sua prestazione di Madrid è stata da titolare vero, non da semplice alternativa.
"Sconfitta amara, ma non molliamo", ha scritto su Instagram dopo la partita. "Testa subito alla partita di domenica." Parole da leader, da uno che ha capito l'importanza del momento e vuole trascinare i compagni.
La cura Chivu sta funzionando: Zielinski ha ritrovato fiducia, continuità e soprattutto quel feeling con il gol che sembrava perduto. Ora l'Inter ha un centrocampista in più, e non è poco in una stagione così lunga e impegnativa.
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Mercato e prospettive future: L'Inter non dovrebbe muoversi a gennaio, con Giovane che resta un'idea per il futuro ma non per l'inverno. Intanto Nico Paz resta nel mirino, anche se Fabregas non esclude una permanenza al Como. Infermeria che si svuota: Buone notizie da Appiano con Mkhitaryan tornato in gruppo e Dumfries che migliora, mentre per Darmian serve ancora pazienza. Champions che sorride all'Italia: Nonostante il ko dell'Inter, l'Italia resta terza nel ranking UEFA a pari punti con la Spagna. I bookmaker vedono ancora Inter e Atalanta favorite per la top-8, mentre per Napoli e Juventus la strada è più complicata. Curiosità interista: Papa Leone XIV vola in Turchia con l'aereo intitolato a Giacinto Facchetti, mentre domenica l'Inter ritroverà il Pisa dopo 34 anni: l'ultima vittoria in Serie A porta la firma di Nicola Berti nel 1991.
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