Inter
26 ottobre 2025

Digest Nerazzurro - Il Maradona spezza l'incantesimo

Riassunto

L'Inter cade 3-1 al Maradona dopo sette vittorie consecutive, in una serata segnata da polemiche arbitrali e scontri dialettici. Il rigore concesso al Napoli al 29' scatena la furia di Marotta ('episodio determinante, serve chiarezza sui rigorini'), mentre Conte risponde a muso duro ('non ho mai chiesto ai presidenti di fare il papà'). Chivu mantiene la dignità nella sconfitta ('in Italia si piange troppo, dobbiamo evolverci'), mentre l'emergenza infortuni colpisce ancora: Meret out due mesi per frattura, De Bruyne si fa male segnando il rigore della vittoria.

Il Maradona spezza l'incantesimo: Napoli-Inter 3-1, fine della striscia

Importanza: 10/10

Sette vittorie consecutive e poi il vuoto. L'Inter di Chivu si ferma al Maradona, dove il Napoli di Conte ritrova se stesso con una prestazione di carattere che vale il 3-1 finale e la vetta della classifica. Una serata che lascia l'amaro in bocca per come si è sviluppata, ma che non può cancellare il percorso fatto fino a questo momento.

Il match si accende subito con episodi controversi che faranno discutere a lungo. Al 29' arriva il rigore che sblocca la partita: contatto lieve tra Mkhitaryan e Di Lorenzo, l'arbitro Mariani inizialmente lascia correre ma poi, su segnalazione dell'assistente, indica il dischetto dopo otto secondi. De Bruyne trasforma ma si infortuna immediatamente, costringendo Conte a perdere un altro pezzo pregiato (problema ai flessori della coscia destra che lo terrà fuori per settimane).

L'Inter reagisce con orgoglio nel finale di primo tempo: Bastoni colpisce l'incrocio dei pali, Dumfries centra il montante. Due legni che gridano vendetta e che avrebbero potuto cambiare l'inerzia della serata. Ma il calcio è fatto anche di episodi, e stavolta non girano dalla parte giusta.

La ripresa inizia con McTominay che al 54' raddoppia sfruttando una ripartenza: Spinazzola serve un pallone vagante, lo scozzese anticipa Bastoni e trafigge Sommer con un diagonale perfetto. L'Inter però non molla e trova il 2-1 con Calhanoglu dal dischetto (rigore netto per fallo di mano di Buongiorno), ma proprio quando sembra poter riaprire tutto arriva il blackout finale. Al 67' Anguissa chiude i conti con una veronica che manda al bar Dumfries: 3-1 e partita chiusa.

Credetemi, questa sconfitta brucia ma non deve far dimenticare il cammino straordinario fatto finora. Sette vittorie di fila non si cancellano con una serata storta, anche se al Maradona sono mancate lucidità e cattiveria nei momenti decisivi.

Il rigore della discordia: Mariani nel mirino, Marotta tuona

Importanza: 9/10

Non è solo una sconfitta, è il modo in cui è arrivata a far male. Il rigore concesso al Napoli al 29' del primo tempo continua a far discutere ore dopo il triplice fischio, con Beppe Marotta che per la prima volta esce allo scoperto senza mezzi termini.

"Il rigore è stato determinante e ha indirizzato la partita", le parole del presidente nerazzurro che non usa giri di parole. L'episodio nasce da un contatto lievissimo tra Mkhitaryan e Di Lorenzo: l'arbitro Mariani, ben posizionato, inizialmente lascia correre ma poi, dopo otto secondi e su segnalazione dell'assistente Bindoni, indica il dischetto.

La dinamica dell'azione fa discutere: sembra più Di Lorenzo a cercare il contatto allargando la gamba sinistra, mentre l'armeno lo sfiora appena. Il VAR, guidato da Marini, conferma la decisione di campo senza richiamare l'arbitro al monitor, scatenando le proteste nerazzurre.

Marotta non ci sta: "Quando Rocchi dice 'basta rigorini' bisogna capire quali siano i rigori. Voglio dare un contributo, facciamo chiarezza". Il riferimento al designatore arbitrale è chiaro, così come la richiesta di uniformità di giudizio. "Se subentra un assistente che ha un'ottica molto più riduttiva rispetto all'arbitro, l'arbitro non può farsi condizionare così facilmente".

L'amarezza è palpabile: "Quel rigore ha creato incazzatura e amarezza durante l'intervallo". Una presa di posizione forte, forse la più netta dell'era Marotta, che testimonia quanto questo episodio abbia pesato sull'economia della partita.

Ora, prestate attenzione: non si tratta di cercare alibi, ma di chiedere quella chiarezza che il calcio italiano merita. Perché se il metro di giudizio cambia di settimana in settimana, diventa difficile accettare certi verdetti.

Conte vs Marotta: scontro totale nel post-partita

Importanza: 8/10

Se pensavate che la partita fosse finita al triplice fischio, vi sbagliavate di grosso. Il vero spettacolo è andato in scena davanti ai microfoni, con Antonio Conte che ha risposto a muso duro alle dichiarazioni di Marotta sul rigore.

"La differenza tra il Napoli e l'Inter è che loro appena possono mandano Marotta, noi... vengo io a parlare", attacca il tecnico salentino con la consueta veemenza. Una stoccata che va dritta al cuore della questione: secondo Conte, una grande squadra deve fare autocritica invece di cercare alibi negli episodi arbitrali.

Il punto è questo: Conte non si limita a difendere la vittoria, ma contrattacca duramente. "Io non l'avrei mai permesso da allenatore a un mio dirigente. Marotta è diventato anche presidente, sta facendo una grande escalation il direttore". Parole al vetriolo che testimoniano come i rapporti tra i due non siano mai stati idilliaci.

La replica più dura arriva quando parla di "difese d'ufficio": "Io non ho mai chiesto ai miei presidenti di fare il papà e di venire... Mi sono sempre difeso da solo". Un affondo che sminuisce il ruolo di Marotta e che fa capire quanto Conte tenga a gestire personalmente la comunicazione.

Capitolo Lautaro: inevitabile il riferimento al battibecco in campo con l'argentino. "Lautaro è un ottimo giocatore, poi dal punto di vista umano magari non ho avuto così modo di conoscerlo per bene". Una frecciata nemmeno troppo velata che riapre vecchie ferite dei tempi dell'Inter.

La verità? Questo botta e risposta dice molto sui caratteri dei protagonisti: Marotta che per una volta esce allo scoperto senza diplomazie, Conte che non accetta lezioni da nessuno. Due modi diversi di vivere il calcio, due personalità che difficilmente troveranno un punto d'incontro.

Chivu e la filosofia della dignità: 'In Italia si piange troppo'

Importanza: 8/10

Mentre intorno a lui si scatenava la bufera mediatica, Cristian Chivu ha scelto la strada della dignità. Il tecnico romeno, alla sua prima vera sconfitta che fa male, ha dimostrato ancora una volta perché la società abbia puntato su di lui.

"La società ha il diritto di fare quello che vuole, io per coerenza non verrò mai a lamentarmi perché ho una dignità e un approccio diverso", le parole che fotografano perfettamente il personaggio. Nessuna polemica, nessun alibi, solo l'analisi lucida di una serata storta.

La stoccata più significativa arriva quando parla del calcio italiano: "Siamo sempre abituati a piangere e lamentarci, dobbiamo evolverci. Finché sarò qua farò questo". Una filosofia che stride con la tradizione nostrana del mugugno, ma che testimonia la volontà di cambiare mentalità.

Sull'episodio del rigore, Chivu mantiene la barra dritta: "Chiedere a chi? Dobbiamo aspettare che parlino loro". Niente polemiche sterili, solo la consapevolezza che certe decisioni non si possono controllare. "Le decisioni non le possiamo cambiare, è solo spreco di energie".

L'analisi della partita è onesta e senza sconti: "Nel secondo tempo abbiamo perso l'equilibrio, abbiamo sprecato energie a litigare con la loro panchina". Il riferimento al battibecco tra Lautaro e Conte è chiaro, così come la volontà di non farsi trascinare in polemiche inutili.

Nicola Berti aveva visto giusto quando parlava di Chivu: "Fa una cosa che non vedevo da tempo, corregge in corsa". La sconfitta di Napoli non cambia il giudizio su un allenatore che sta dimostrando di avere le idee chiare e la personalità per gestire un gruppo di campioni.

Credetemi, questo approccio alla lunga paga sempre. Meglio un allenatore che mantiene la dignità nella sconfitta che uno che cerca alibi a ogni difficoltà.

Emergenza Napoli: Meret ko per due mesi, De Bruyne si infortuna sul rigore

Importanza: 8/10

Il calcio a volte è crudele, e la serata del Maradona lo ha dimostrato in modo impietoso. Mentre il Napoli festeggiava la vittoria, l'infermeria si riempiva di nuovi inquilini illustri, trasformando il successo in una gioia a metà.

La notizia più pesante arriva da Alex Meret: frattura del secondo metatarso del piede destro durante la rifinitura di venerdì. Due mesi di stop per il portiere che avrebbe dovuto giocare titolare contro l'Inter, costringendo Conte a schierare ancora Milinkovic-Savic tra i pali.

Ma il colpo più duro è arrivato al 33', in diretta mondiale. Kevin De Bruyne segna il rigore dell'1-0 ma si ferma immediatamente, portandosi la mano alla coscia destra. Le lacrime del belga hanno gelato il Maradona: problema ai flessori che sembra serio, con il rischio di un lungo stop proprio nel momento più delicato della stagione.

L'ironia della sorte vuole che De Bruyne non fosse nemmeno il rigorista designato: Neres aveva già preso il pallone quando Conte, tramite Politano, ha cambiato le gerarchie. Una decisione che si è rivelata fatale per il centrocampista, costretto ad abbandonare il campo tra le lacrime.

Il gesto di Sommer, che ha consolato De Bruyne dopo avergli subito gol, è stata una delle immagini più belle della serata. "Prima prende gol, poi va da De Bruyne e lo accarezza sulla testa": sportività pura in un momento di grande sofferenza.

Conte si ritrova così con un'emergenza totale: Lukaku, Hojlund, Lobotka, Rrahmani, Meret e ora De Bruyne. "Qualcuno ci ha mandato qualche sfiga addosso", ha scherzato amaro il tecnico, ma la realtà è che questa sequenza di infortuni sta condizionando pesantemente la stagione azzurra.

Ora, prestate attenzione: vincere con tutti questi problemi fisici testimonia la forza mentale di questo gruppo, ma la speranza è che l'infermeria inizi presto a svuotarsi.

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Capitolo mercato: l'Inter continua a monitorare Nico Paz, con 58 milioni pronti per anticipare il Real Madrid. Settore giovanile in crescita: la Primavera vince ancora, 2-1 alla Cremonese con Kukulis e un clamoroso autogol di Zilio. Ex nerazzurri: Pavard protagonista in negativo con l'autogol che costa la sconfitta al Marsiglia contro il Lens. Serie A: il Milan pareggia 2-2 col Pisa a San Siro, con Allegri che scherza con Cuadrado sul rigore segnato. Cremonese-Atalanta: primo gol in Serie A per Vardy, ma Brescianini pareggia per l'1-1 finale. Iniziative benefiche: Chivu testimonial della campagna Save the Children contro la fame nel mondo. Curiosità: Zanetti in visita all'Inter Club Sorrento durante la trasferta napoletana, mentre Marotta dona la maglia di Bugeja alla presidente del Parlamento Europeo Roberta Metsola.

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