Inter
8 novembre 2025

Digest Nerazzurro - La Reazione di Chivu e la Sfida alla Lazio

Riassunto

Chivu furioso dopo il Kairat striglia duramente la squadra per l'atteggiamento sbagliato, mentre Inter-Lazio viaggia verso il sold out con i nerazzurri imbattuti da 5 gare contro i biancocelesti. Il nuovo San Siro promette ricavi da 180 milioni annui per club con obiettivo Europei 2032. Calhanoglu eletto miglior giocatore AIC di ottobre con 5 gol stagionali, mentre Frattesi resta ai margini con solo 363 minuti giocati e possibile cessione a gennaio.

Chivu furioso dopo il Kairat: la strigliata che ha fatto tremare Appiano

Importanza: 9/10

Il punto è questo: Cristian Chivu non le ha mandate a dire. Dopo il 2-1 striminzito contro il Kairat, il tecnico romeno ha fatto quello che ogni allenatore che si rispetti dovrebbe fare (ma non tutti hanno il coraggio di farlo): ha alzato la voce quando serviva. In pubblico si è preso tutte le responsabilità, da signore qual è. In privato, però, ha fatto sentire la sua voce come poche altre volte da quando siede sulla panchina nerazzurra.

L'atteggiamento mostrato mercoledì sera non gli è piaciuto neanche un po'. La supponenza, il senso di malcelata superiorità contro i modesti kazaki di Almaty: tutto sbagliato. Già in campo lo si era visto sbracciarsi e sbraitare più del solito, poi nello spogliatoio non ha fatto altro che proseguire. Non gli è piaciuto l'approccio, l'atteggiamento e la difficoltà nel prendere in mano la partita (pensava di aver lanciato i segnali giusti alla vigilia, evidentemente non è bastato).

Credetemi, la presa di Chivu sul gruppo è totale. La strigliata ha lasciato il segno: i giocatori hanno ascoltato, riflettuto, digerito. Se ne è parlato anche il giorno dopo alla ripresa degli allenamenti. Tutti sanno che il rischio di sedersi esiste e già domenica contro la Lazio urge una svolta credibile. L'approccio alla partita, il tasto su cui il tecnico romeno percuote come un ossesso da inizio anno, dovrà essere assai diverso.

Capitolo vizi antichi: quei punti svaniti quando sembravano in cassaforte, i gol subiti nei finali di partita, i cali di tensione. Tutto già visto, tutto già costato caro negli ultimi anni. È anche così che l'Inter ha perso un paio di scudetti, pur partendo in prima fila. La sfida di Cristian è chiara: correggere quei difetti strutturali che rischiano di frenare ancora una volta i nerazzurri sul più bello. Insomma, è la solenne ora della verità, quella in cui cade la maschera: l'Inter dovrà mostrarsi per ciò che è. Niente più pause, frenesie o snobismi vari.

Inter-Lazio verso il sold out: San Siro si prepara alla resa dei conti

Importanza: 8/10

San Siro si prepara a vestirsi a festa. Inter-Lazio viaggia spedita verso il sold out e non potrebbe essere altrimenti: dopo la prestazione sottotono contro il Kairat, i tifosi nerazzurri vogliono vedere una reazione d'orgoglio dalla loro squadra. L'apertura dei cancelli è fissata per le 18:45, ma considerato il grande afflusso previsto si raccomanda di presentarsi allo stadio a ridosso dell'orario di apertura.

Ora, prestate attenzione ai numeri: quella di domenica sarà la 165esima sfida tra Inter e Lazio in Serie A. I nerazzurri guidano il bilancio con 69 vittorie, a fronte di 39 successi biancocelesti e 56 pareggi. Ma soprattutto, l'Inter è imbattuta nelle ultime cinque gare contro la Lazio in campionato (3 vittorie, 2 pareggi), con 14 gol segnati in questo parziale. Una media di 2.8 reti a partita che fa ben sperare.

Secondo Andrea Stramaccioni, intervenuto su Radio Laziale, "l'Inter ha fatto quattro su quattro in Champions però ha avuto un calendario più agevole. La partita con l'Inter è il match con il più alto coefficiente di difficoltà che può presentare la Serie A, perché loro stanno bene mentalmente ed è una squadra che crede nel suo allenatore". Parole che suonano come un riconoscimento per il lavoro di Chivu, che "si è avvicinato subito ai ragazzi e ai tifosi".

I bookmaker danno fiducia ai nerazzurri: l'1 si gioca a 1,35 contro il 7,75 del successo ospite. Ma attenzione, perché la Lazio arriva da sei clean sheet in campionato e guida la classifica difensiva della Serie A. Sarà un test importante per capire se la lezione di Chivu è stata recepita.

Nuovo San Siro: il sogno da 180 milioni a stagione per club

Importanza: 8/10

Dal nome allo sponsor, dai biglietti ai concerti: il nuovo San Siro sarà una macchina capace di generare un flusso di cassa continuo. Nei prossimi 9-12 mesi, Manica e Foster+Partners entreranno nel cuore della progettazione del nuovo impianto da 71.500 posti, e i numeri fanno già girare la testa. Quando la struttura sarà pienamente operativa, i ricavi da stadio per ognuno dei due club potranno arrivare a 180 milioni all'anno.

Per creare un paragone con l'oggi, basterebbe riannodare il filo con l'ultima stagione interista da record: il totale fu "solo" 98,8 milioni. Il progetto ambizioso è di aggiungerne un centinaio dal 2031-32, quando dovrebbe accendersi il nuovo San Siro, in tempo per l'Europeo del 2032. Tottenham, Real Madrid e Arsenal sono i modelli di riferimento: tutte e tre le big hanno più che raddoppiato i loro incassi nel primo anno nella loro nuova casa.

Il ministro Abodi ha parlato di "grande opportunità per la città e per il calcio italiano", mentre Marotta ha sottolineato come "negli ultimi 15 anni in Europa sono stati spesi 15 miliardi per gli stadi, in Italia ne sono stati ammodernati solo tre. C'è lentezza burocratica". Il presidente nerazzurro è ottimista sulle tempistiche: "L'obiettivo è arrivare a costruirlo prima degli Europei del 2032, speriamo entro il 2030-2031".

Non sarà più soltanto uno stadio-evento, ma un impianto immerso nel tessuto cittadino. Dal naming rights (fino a 25 milioni tra le due società) ai concerti estivi, dai 500mila visitatori annui al museo fino ai 3.600 posti auto sotterranei: ogni dettaglio è pensato per massimizzare i ricavi. Come disse qualcuno, "chi vede più in là sa immaginare il futuro".

Calhanoglu miglior giocatore AIC di ottobre: il turco che non ti aspetti

Importanza: 7/10

Hakan Calhanoglu è stato eletto miglior giocatore AIC di ottobre per la Serie A, e la motivazione dell'Assocalciatori non lascia spazio a interpretazioni: "Magari gli attaccanti stanno facendo meno bene il loro lavoro ma il turco è sempre decisivo. Forse più di quanto potevamo immaginare".

Con 5 gol in questo campionato, inclusa una doppietta nell'ultima gara disputata a San Siro, Hakan ha già eguagliato il proprio bottino realizzativo dell'intera scorsa stagione. Ma c'è di più: il centrocampista turco è il miglior marcatore da fuori area nei top 5 campionati europei (tre reti, al pari di Antony e Julián Álvarez). Una specialità della casa che sta diventando un marchio di fabbrica.

E pensare che "in estate era sembrato molto vicino un suo addio all'Inter, e invece è rimasto e sta tirando fuori un livello di prestazioni che l'anno scorso forse non aveva mai toccato". Il dato più curioso? È proprio contro la Lazio, prossima avversaria dell'Inter, che Calhanoglu vanta un record speciale: è la squadra contro cui ha servito più assist in Serie A (sei), più di ogni altro giocatore attualmente in attività.

Il cervello e cuore dell'Inter sta vivendo probabilmente la sua miglior stagione in nerazzurro. Dalla regia al gol, passando per quella capacità di alzare il livello nei momenti che contano: Hakan si è preso l'Inter sulle spalle e non sembra volerla più mollare. Domenica sera avrà l'occasione per continuare la sua striscia positiva proprio contro la sua squadra "preferita".

Frattesi ai margini: il centrocampista che non riesce a brillare

Importanza: 7/10

Davide Frattesi sta all'Inter più o meno come Saturno nel sistema solare: lontano dal sole. Il nucleo nerazzurro si alimenta con altri volti, da Calhanoglu a Mkhitaryan, ma il destino del 16 resta periferico. Cambiano gli allenatori, ma non lo status: Frattesi non è un titolare. E quando gioca non incide.

È stato così col Saint Gilloise e anche col Kairat, dove ha avuto un'altra occasione e non l'ha sfruttata. Anche mercoledì sera è apparso fuori dal gioco, quasi intimidito, riuscendo anche a sciupare un paio di buone chance da rete. Al netto dell'operazione che gli ha fatto saltare il Mondiale per Club e gran parte della preparazione estiva, Davide ha racimolato solo tre presenze da titolare quest'anno. Il conto dei minuti giocati in stagione è di 363. Pochi, troppo pochi.

Fosse rimasto Inzaghi, l'addio sarebbe stato automatico. Il cambio in panchina lo aveva convinto a restare, anche perché Chivu immaginava di potergli ritagliare un ruolo diverso nel progetto 3-4-2-1 che poi è stato accantonato. Tuttavia, in un'Inter che punta maggiormente alla verticalità, la predisposizione agli inserimenti del centrocampista romano dovrebbe essere utile. Ma ancora non è stato così.

L'azzurro vuole giocare di più, soprattutto in vista dell'eventuale Mondiale 2026. I presupposti che lo avevano portato a restare sono caduti. Ora la situazione può mutare: a gennaio qualcuno busserà di nuovo da Ausilio e Marotta, i quali non chiuderanno a una sua cessione. La richiesta è di almeno 35 milioni. Scenario in evoluzione, come si dice in questi casi.

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