AI Digest: Quando la Silicon Valley fa i conti con la realtà
Riassunto
Character.AI banna finalmente i minori dopo suicidi teen, mentre Big Tech triplica gli investimenti AI a 300 miliardi nonostante ritorni incerti. Nvidia tocca 5 trilioni di valutazione dominando il mercato, mentre OpenAI e Microsoft iniziano una guerra per l'AGI. Nel frattempo, gli AI agents si rivelano inadeguati per il lavoro reale, mettendo in dubbio le promesse dell'industria.
Character.AI banna i minori: troppo tardi per salvare vite
Character.AI ha finalmente deciso di vietare le chat ai minori di 18 anni entro il 25 novembre. Una mossa che arriva dopo almeno due suicidi di adolescenti legati alle conversazioni con i chatbot della piattaforma e una valanga di cause legali.
La verità è semplice: l'azienda sapeva che i suoi chatbot erano pericolosi per i teenager, ma ha continuato a operare fino a quando la pressione legale e politica non è diventata insostenibile. Il CEO Karandeep Anand ora parla di "fare la cosa giusta", ma dove era questa coscienza quando un quattordicenne si è tolto la vita dopo essersi "innamorato" di un personaggio AI?
Il modello di business era costruito sull'engagement compulsivo dei minori. I chatbot erano progettati per non smettere mai di parlare, per creare dipendenza emotiva. Ora Character.AI introduce verifiche dell'età e sistemi di riconoscimento facciale - tecnologie che esistevano già quando hanno lanciato la piattaforma.
Ma il vero problema è sistemico: mentre Character.AI fa marcia indietro, ChatGPT e altri continuano a permettere conversazioni aperte con i minori. Un'inchiesta rivela che oltre il 70% dei bambini americani usa questi prodotti AI, spesso per terapia e compagnia emotiva. La ricerca mostra che i ragazzi trovano il mondo online "più gratificante della realtà" - un segnale d'allarme che l'industria ha ignorato per troppo tempo.
Big Tech triplica spesa AI: 300 miliardi per dominare il futuro
Meta, Google e Microsoft hanno appena annunciato investimenti AI da capogiro: oltre 300 miliardi di dollari combinati per il 2025-2026. I numeri sono così alti da far tremare Wall Street, ma le aziende continuano a pompare denaro nell'infrastruttura AI come se non ci fosse un domani.
Meta ha alzato la previsione di spesa a 72 miliardi quest'anno, con Zuckerberg che parla apertamente di "prepararsi per i casi più ottimistici" dell'AGI. Google ha rivisto al rialzo le stime da 75 a 93 miliardi. Microsoft ha speso 35 miliardi solo nell'ultimo trimestre, il 74% in più dell'anno scorso.
Dietro questi numeri c'è una corsa disperata: chi non investe ora rischia di essere tagliato fuori dal mercato dell'intelligenza artificiale. Ma c'è un problema: nessuno sa ancora come monetizzare davvero questi investimenti. Google Cloud cresce del 35%, ma gli utili di Gemini restano un mistero. Meta promette che l'AI "beneficia il business pubblicitario" senza fornire dettagli concreti.
Il mercato scommette su una bolla da 20 trilioni di dollari, con guadagni del 18% quest'anno. Ma quando gli analisti chiedono ritorni concreti sugli investimenti AI, le risposte restano vaghe. Microsoft ammette di essere "ancora in ritardo sulla capacità" nonostante miliardi spesi. La domanda scomoda che nessuno vuole fare: e se questa fosse la bolla tecnologica più grande della storia?
Nvidia tocca 5 trilioni: il chip che vale più di tutto
Nvidia è diventata la prima azienda al mondo a valere 5 trilioni di dollari. Un traguardo che certifica una verità scomoda: l'intero boom dell'AI dipende da una sola azienda e dai suoi chip.
"L'AI inizia e finisce con Nvidia", dice l'analista Ray Wang. È una dipendenza pericolosa per un'industria che si vanta di innovazione e diversità. Mentre Intel, AMD e Qualcomm si affannano a recuperare terreno, Nvidia continua a costruire data center e "fabbriche AI" vendendo a un mercato che sembra avere una fame infinita di potenza di calcolo.
Ma c'è chi prova a rompere questo monopolio. Extropic ha sviluppato chip completamente diversi che promettono efficienza energetica migliaia di volte superiore. I loro processori termodinamici usano fluttuazioni elettroniche per modellare probabilità invece di elaborare bit tradizionali. Hanno già consegnato i primi prototipi a laboratori AI e startup meteorologiche.
Il problema è che anche una rivoluzione tecnologica potrebbe arrivare troppo tardi. Nvidia ha già vinto la prima fase della corsa AI, e i suoi chip Blackwell continuano a essere l'unica opzione per chi vuole competere seriamente. La domanda è: quando il mercato si renderà conto che dipendere da un solo fornitore per la tecnologia più importante del secolo è un rischio sistemico?
OpenAI-Microsoft: la guerra per l'AGI è appena iniziata
Il nuovo accordo tra OpenAI e Microsoft ha scatenato la corsa più pericolosa della storia tecnologica: chi arriverà primo all'AGI. E ora Microsoft può competere direttamente contro il suo stesso partner.
Ecco cosa è cambiato: Microsoft può ora "perseguire l'AGI indipendentemente, da solo o con terze parti". Tradotto: può usare tutta la proprietà intellettuale di OpenAI per sviluppare la propria intelligenza artificiale generale, magari collaborando con Anthropic o altri competitor. Una clausola che trasforma l'alleanza in una guerra fredda.
Il vero problema è chi decide quando l'AGI è stata raggiunta. Prima era solo OpenAI a decidere. Ora serve un "panel di esperti indipendenti" - ma chi sceglie questi esperti? In gioco ci sono miliardi di dollari e il controllo della tecnologia più importante del secolo.
Sam Altman continua a promettere AGI entro il 2025-2026, mentre Dario Amodei di Anthropic parla di "AI potente" già nel 2026. Ma nessuno sa davvero cosa significhi AGI. Altman stesso ammette che il termine è "sovraccarico" e ha perso significato. Intanto Microsoft ha accesso completo ai modelli interni di OpenAI, inclusi quelli per sola ricerca.
La posta in gioco è il futuro dell'umanità, ma le decisioni le prendono panel segreti e contratti da miliardi. Quando l'AGI arriverà - e arriverà - sarà nelle mani di chi ha vinto questa corsa spietata, non di chi l'ha sviluppata meglio.
AI agents falliscono nel lavoro reale: la bolla scoppia
Gli AI agents sono terribili nel lavoro freelance. Una ricerca di Scale AI ha testato i migliori agenti su compiti reali di Upwork: hanno completato meno del 3% del lavoro, guadagnando 1.810 dollari su 144.000 possibili.
I risultati sono imbarazzanti per un'industria che promette di "sostituire il 90% del lavoro di programmazione entro mesi". Anche il migliore, Manus, ha fallito miseramente su task che un freelancer umano completerebbe senza problemi. Graphic design, editing video, sviluppo di giochi: gli AI agents si perdono dopo pochi step.
Il problema è che l'industria AI ha venduto una narrativa completamente falsa. Mentre le aziende licenziano migliaia di dipendenti "a causa dell'AI" - Amazon ha appena tagliato 14.000 posti - la tecnologia non è nemmeno vicina a sostituire lavoro complesso. Gli agents non sanno usare strumenti diversi, non hanno memoria a lungo termine, non imparano dall'esperienza.
Intanto emerge un mercato parallelo inquietante: Mercor paga ex-dipendenti di Goldman Sachs e studi legali fino a 200 dollari l'ora per addestrare AI che automatizzeranno i loro ex-colleghi. OpenAI, Anthropic e Meta sono clienti. È il capitalismo nella sua forma più pura: sfruttare la conoscenza dei lavoratori per renderli obsoleti.
La verità è che siamo ancora lontanissimi dall'AI che sostituisce il lavoro umano. Ma questo non ferma le aziende dal licenziare ora, sperando che la tecnologia li raggiunga dopo.
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