Inter
10 marzo 2026

Derby amaro e campionato riaperto: l'Inter perde la bussola a San Siro

Riassunto

L'Inter perde il derby 1-0 contro il Milan e vede ridursi il vantaggio a 7 punti con 10 giornate da giocare. Gol decisivo di Estupinan al 35', mentre nel finale scoppia la polemica per un rigore negato ai nerazzurri per mani di Ricci. La pressione ora è tutta sui nerazzurri, che devono fare i conti con l'emergenza infortuni (Calhanoglu out, Bastoni in dubbio) e un tabù big match che dura da 20 mesi. Il campionato si riapre quando sembrava già chiuso.

Il Milan riapre tutto: derby vinto e -7 dall'Inter

Importanza: 9/10

Ecco il punto della situazione: il campionato che sembrava chiuso in cassaforte ora ha ripreso vita, e tutto grazie a un lampo di Estupinan che ha fatto tremare le certezze nerazzurre. Il Milan vince il derby 1-0 e si porta a sette punti dall'Inter, riaprendo una corsa scudetto che molti davano per spacciata.

La rete dell'ecuadoriano al 35' (servito da un Fofana finalmente in versione europea) ha fatto più rumore di un tuono a San Siro. Credetemi, quando vedi Luis Henrique che dorme in piedi come un paracarro mentre Estupinan gli sfila alle spalle, capisci che certe partite si decidono sui dettagli. E il dettaglio, in questo caso, è che il Milan ha avuto più fame dell'Inter.

Ora i numeri parlano chiaro: dieci giornate alla fine, 30 punti ancora in palio, e un Milan che ha dimostrato di saper vincere i derby quando conta. Mai nella storia del calcio una squadra con sette punti di svantaggio a dieci giornate dalla fine è riuscita a vincere lo scudetto, ma il calcio ci ha insegnato che i miracoli esistono (chiedete a Capello, che con il Real recuperò nove punti al Barcellona).

Il calendario sorride ai rossoneri: Lazio in trasferta, poi Napoli, Juventus e Atalanta in casa. L'Inter invece dovrà vedersela con Atalanta, Roma e Como nelle prossime quattro, tutti scontri che sulla carta sembravano una passeggiata ma ora assumono un peso specifico diverso. Il punto è questo: quando hai la pressione addosso, anche le partite facili diventano trappole mortali.

Le quote dei bookmaker la dicono lunga: lo scudetto del Milan è crollato da 12.00 a 7.50, mentre quello dell'Inter è salito da 1.05 a 1.10. Numeri che fotografano una realtà: il campionato non è più una formalità, ma una battaglia vera fino all'ultima giornata.

Il rigore negato che fa discutere: il caso Ricci

Importanza: 9/10

Capitolo polemiche: il derby si chiude con l'ennesimo caso arbitrale che divide l'Italia del calcio. Al 95', con l'Inter disperatamente alla ricerca del pareggio, Samuele Ricci devia con il braccio destro una sponda di Dumfries in area rossonera. Doveri non fischia, il VAR tace, scoppia la bufera.

Le immagini sono inequivocabili: il braccio di Ricci si apre, va verso il pallone e poi si ritrae quando viene "ammorbidito" dal contatto. Graziano Cesari non ha dubbi: "Episodio elementare, facilissimo da vedere al VAR. Il dramma è non mandarlo al monitor, questa è sudditanza psicologica".

La dinamica è cristallina: Doveri, coperto dai corpi, non può vedere l'episodio. Il VAR con Abisso e Di Bello avrebbe dovuto richiamarlo al monitor per una review che sarebbe durata "quattro secondi", come sottolinea Trevisani. Invece, silenzio totale e decisione che fa discutere.

Il paradosso è evidente: episodi identici vengono giudicati diversamente. Il caso Bisseck in Inter-Lazio dello scorso anno, con movimento del braccio praticamente identico, venne sanzionato con il rigore dopo richiamo VAR. Stavolta no, e la differenza l'hanno fatta gli arbitri in sala VAR.

Carlo Nesti va oltre: "Uno stadio per 4/5 gremito da tifosi rossoneri può influenzare gli arbitri. Io ho sempre creduto a una possibile sudditanza psicologica". Parole forti che fotografano un problema sistemico: quando il VAR dovrebbe eliminare gli errori, finisce per crearne di nuovi.

Credetemi, episodi come questo lasciano strascichi che vanno oltre il risultato di una partita. L'Inter può recriminare, ma la verità è che una squadra da scudetto non può dipendere da un rigore per pareggiare un derby.

La pressione cambia campo: ora è tutta sull'Inter

Importanza: 8/10

Ora, prestate attenzione: in una notte è cambiato tutto. L'Inter che gestiva il campionato con la tranquillità di chi ha dieci punti di vantaggio ora si ritrova con il fiato sul collo e la pressione che è tutta sulle sue spalle. Il Milan, invece, può giocare libero di testa perché non ha più nulla da perdere.

Giuseppe Pancaro centra il punto: "L'Inter passa da un campionato quasi mai messo in discussione a sapere di non poter più sbagliare. La pressione ora è tutta sui nerazzurri". È la psicologia, bellezza: quando insegui tutto diventa più facile, quando sei inseguito ogni passo falso può essere fatale.

Fabio Capello, che di rimonte se ne intende, avverte: "Con il Real Madrid recuperai nove punti al Barcellona proprio perché si erano adagiati sul vantaggio. L'Inter deve stare attenta perché quando insegui e ti riesce tutto bene riesci a fare risultati anche non meritati".

Massimo Ambrosini non usa giri di parole: "Gli ultimi due campionati punto a punto l'Inter li ha persi. Dal punto di vista psicologico il fiato sul collo cominciano a sentirlo". Una sentenza che fa riflettere, considerando che i nerazzurri hanno già dimostrato di soffrire quando la pressione si fa sentire.

Il punto è questo: l'Inter ha ancora sette punti di vantaggio e resta favorita, ma ora deve dimostrare di avere il carattere per gestire una situazione completamente diversa. Non più padrona del proprio destino, ma costretta a guardare negli specchietti retrovisori.

Christian Vieri, da ex che conosce certi meccanismi, è chiaro: "Il campionato non è mai stato chiuso neanche a dieci punti. Nel calcio può succedere di tutto". Parole che suonano come un monito per chi pensava di aver già vinto tutto.

Emergenza infinita: Calhanoglu ko, Bastoni in dubbio

Importanza: 7/10

L'infermeria di Appiano non si svuota mai: dopo Lautaro e Thuram, anche Hakan Calhanoglu finisce nella lista degli indisponibili. Il turco, rimasto in panchina per tutto il derby, ha accusato un risentimento muscolare agli adduttori della coscia destra che lo terrà fuori almeno contro l'Atalanta.

La risonanza magnetica di questa mattina all'Humanitas di Rozzano ha confermato i sospetti: "Leggero risentimento muscolare agli adduttori", recita il comunicato ufficiale. Credetemi, per un giocatore che ha già saltato cinque partite a gennaio per un problema al polpaccio, questo nuovo stop non è certo una buona notizia.

L'obiettivo dello staff medico è averlo a disposizione per la trasferta di Firenze del 22 marzo, ma intanto Chivu dovrà fare a meno del suo regista nel momento più delicato della stagione. Senza Calhanoglu, l'Inter perde geometrie e cambi di campo, come si è visto chiaramente nel derby.

Capitolo Bastoni: il difensore è uscito al 68' del derby per una forte contusione alla tibia dopo il contrasto con Rabiot. Le sue condizioni verranno valutate giorno per giorno, ma nel migliore dei casi potrebbero bastare 48 ore di riposo per rivederlo in campo.

Una nota positiva arriva da Marcus Thuram: l'attaccante francese ha aumentato i carichi di lavoro personalizzato e punta a strappare almeno una convocazione per sabato contro l'Atalanta. Il dolore alla coscia è in netto calo e potrebbe giocare almeno uno spezzone di gara.

Il punto è questo: l'Inter si presenta al rush finale con un'infermeria che sembra un ospedale da campo. E quando mancano i titolari, le alternative non sempre sono all'altezza della situazione.

Il tabù big match: quando l'Inter non sa più vincere

Importanza: 7/10

Ecco la verità che brucia: l'Inter ha un problema cronico con i big match, e i numeri sono impietosi. L'ultimo successo contro il Milan risale al 22 aprile 2024, quello del derby della seconda stella. Da allora, sette partite senza vittoria: cinque sconfitte e due pareggi.

Ma il problema va oltre il Milan. Quest'anno i nerazzurri non hanno battuto né Napoli né Milan (tre sconfitte e un pareggio in totale), hanno perso all'andata con la Juve vincendo solo al ritorno, e in Champions sono usciti sconfitti contro Atletico, Arsenal e Liverpool. Sono venti mesi che l'Inter non vince uno scontro diretto importante, tolta la Juventus macchiata dall'errore arbitrale.

Trevisani va dritto al punto: "È un problema che va oltre gli allenatori. L'Inter sono due anni che non vince un big match, con due allenatori diversi. Non credo sia una questione tecnica". Una diagnosi che fa riflettere: se il problema persiste con tecnici diversi, forse è mentale.

Antonio Paganin è ancora più diretto: "Ho visto una squadra leziosa, troppo piatta. Mi aspettavo qualcosa di più, ma l'Inter ha alternato momenti di grande calcio a fasi di lentezza esasperante". Il punto è questo: quando non riesci a esprimere il tuo calcio, devi saper vincere anche giocando male.

Paolo Di Canio non usa mezzi termini: "Ho visto un'Inter impaurita, c'è una psicosi anche nei confronti del Milan". Parole che fotografano una realtà: i nerazzurri sembrano avere un blocco psicologico negli scontri diretti.

Credetemi, una squadra che vuole vincere lo scudetto deve saper battere le rivali dirette. Altrimenti rischia di trovarsi con un pugno di mosche in mano quando meno se lo aspetta.

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Mentre San Siro ancora risuona dell'eco del derby, vale la pena dare un'occhiata a quello che bolle in pentola nel resto del calcio che conta. La corsa Champions si infiamma con cinque squadre in lotta per due posti: Napoli, Roma, Como, Juve e Atalanta si giocano tutto in 18 big match negli ultimi 10 turni. Il Napoli ritrova De Bruyne e Anguissa, due assi fondamentali per la volata finale di Conte.

Capitolo settore giovanile: l'Inter cerca il sostituto di Massimo Tarantino (destinato alla Roma) e guarda in casa Juventus per Michele Sbravati. Una girandola di dirigenti che coinvolge mezza Serie A, segno che il calcio italiano cerca nuove strade anche dal basso.

Nel giorno del 118° compleanno dell'Inter, Zanetti celebra con parole d'amore: "Vittorie, sconfitte, ma l'amore va oltre". Un messaggio che arriva proprio nel momento in cui la squadra ha più bisogno di ritrovare le sue certezze. Intanto, l'Atalanta si prepara alla sfida con il Bayern senza Ederson, Raspadori e De Ketelaere, ultima italiana rimasta in Champions dopo l'eliminazione dell'Inter.

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