Digest Nerazzurro: Chivu verso il rinnovo, doppia sfida Lazio e l'inchiesta arbitri
Riassunto
Chivu si avvia verso il rinnovo milionario fino al 2028 dopo il trionfo scudetto, mentre l'Inter si prepara alla doppia sfida contro la Lazio tra campionato e finale di Coppa Italia. L'inchiesta arbitri entra nel vivo con l'audizione di Schenone sui rapporti con Rocchi. Il mondo nerazzurro piange Evaristo Beccalossi, il fantasista che ha incantato San Siro. Sul mercato Ausilio verso il rinnovo, con Palestra e Alaba nel mirino.
Chivu verso il rinnovo milionario: da 2,1 a 3 milioni fino al 2028
Il merito incontra la forma quando la filosofia si sposa con la concretezza. L'Inter è talmente soddisfatta di Cristian Chivu da volerlo premiare con un rinnovo che porterà il suo stipendio da 2,1 a 3 milioni di euro fino al 2028. Dopo la finale di Coppa Italia, Marotta convocherà il tecnico in sede per firmare il nuovo contratto (rispettando così la linea societaria che non prevede allenatori in scadenza).
La concordia è il primo effetto dello scudetto conquistato. Quando Lautaro afferma che "c'era bisogno di aria nuova", non critica Inzaghi ma conferma che un filo si era spezzato dopo Monaco e solo Chivu poteva ripararlo senza scossoni. Il punto è questo: l'Inter ha stravinto in Italia ma deve rigenerarsi per tornare competitiva in Europa, dove intensità e qualità sono superiori.
Tra società e allenatore i contatti sono quotidiani. L'accordo prevede di rivedersi dopo le due partite contro la Lazio per discutere del futuro insieme. Credetemi, Chivu può ora presentarsi al tavolo con credenziali diverse: non tanto per richieste economiche quanto progettuali. Vuole incidere sul mercato per ricevere giocatori più adatti al suo stile rapido e verticale, aumentando accelerazione e resistenza della squadra.
Marotta è già stato chiaro: Chivu resterà "anche più di me in questa squadra", prolungando una parabola appena iniziata che ha già superato ogni aspettativa. Capitolo gestione: il tecnico non vuole trascurare la partita di sabato, preceduta dalla visita in Vaticano, e ha chiesto ai giocatori di non staccare dopo la festa scudetto. Valuterà qualche cambio (riposo per Zielinski, Dimarco e forse Thuram), ma non si presenterà all'Olimpico con una squadra di riserve.
Doppia sfida Lazio-Inter: l'antipasto di sabato e la finale del 13 maggio
Due partite, stesso avversario, stessi protagonisti ma obiettivi diversi. L'Inter affronterà la Lazio due volte in cinque giorni: sabato in campionato all'Olimpico e mercoledì 13 maggio nella finale di Coppa Italia, sempre nella Capitale. Un curioso gioco del calendario che metterà di fronte due squadre legate da uno dei gemellaggi più saldi del calcio italiano.
I precedenti raccontano una storia fatta di "sgarbi" sportivi e incroci che hanno cambiato il destino delle stagioni. Dal 5 maggio 2002 (quando l'Inter perse lo scudetto all'Olimpico) al ribaltone del 2018 in Champions, fino alla doppietta di Pedro dell'anno scorso che tolse il tricolore ai nerazzurri. Ora, prestate attenzione: questa volta è diversa, perché l'Inter arriva da campione d'Italia.
Sarri ritrova Cancellieri dalla squalifica e potrà gestire al meglio le risorse nel doppio confronto. La Lazio si presenta nelle migliori condizioni possibili: Gila torna in difesa, Cataldi è tra le opzioni in regia, mentre Zaccagni e Marusic hanno messo minuti preziosi nelle gambe. Capitolo statistiche: nei 165 precedenti in Serie A, l'Inter guida con 70 vittorie contro 39, ma i biancocelesti giocheranno in casa in entrambe le occasioni.
Per Chivu la tentazione turnover è forte ma non eccessiva. Lautaro potrebbe scendere in campo dall'inizio per migliorare la condizione fisica, affiancato da Bonny. Carlos Augusto al posto di Bastoni, Acerbi favorito su Akanji, mentre Calhanoglu resta in dubbio per la finale. L'Inter ha vinto entrambe le ultime due trasferte contro la Lazio con un punteggio aggregato di 8-0, ma stavolta l'atmosfera dell'Olimpico potrebbe fare la differenza.
Inchiesta arbitri: Schenone convocato, si indaga sui rapporti con Rocchi
L'inchiesta arbitri entra nella fase decisiva. La Procura di Milano ha sentito Giorgio Schenone, addetto agli arbitri dell'Inter, per chiarire la sua eventuale presenza all'incontro del 2 aprile 2025 a San Siro con Gianluca Rocchi. Al centro dell'audizione la natura dei contatti tra Schenone e il mondo arbitrale, in particolare con il designatore.
La Procura vuole capire dove situare la linea di confine tra le legittime rimostranze di un addetto agli arbitri e il tentativo di fare pressione per condizionare le scelte. Il punto è questo: il Codice di Giustizia Sportiva vieta di intrattenere rapporti abituali con gli associati dell'Aia, ma la prassi prevede che i club possano parlare con l'incaricato Figc (prima Pinzani, ora De Marco) e non direttamente con il designatore.
Nei giorni scorsi sono stati sentiti anche Riccardo Pinzani (ex incaricato Figc per i rapporti tra Aia e club, oggi alla Lazio) e Andrea Butti (responsabile Ufficio Competizioni Lega Serie A). Credetemi, questa seconda fase dell'inchiesta si concentra su figure esterne al mondo arbitrale per ricostruire rapporti e dinamiche.
Agli atti ci sarebbe un'intercettazione tra Rocchi e Gervasoni in cui si fa riferimento a un incontro allo stadio e a un certo "Giorgio", elemento che ha spinto gli investigatori ad approfondire la posizione di Schenone. L'ipotesi è che la figura di Pinzani sia stata "scavalcata" nei contatti diretti con Rocchi. Capitolo giustizia sportiva: il pm Ascione non può ancora trasmettere gli atti alla Procura federale perché il fascicolo è coperto dal segreto investigativo.
Addio al Becca: l'Inter piange Evaristo Beccalossi, il dio imperfetto
Se ne è andato il dio della gente, l'allegria del popolo. Evaristo Beccalossi ci ha lasciati a 69 anni, portando con sé i ricordi di quella notte del 31 agosto 1978 quando si presentò a San Siro con quel culo cascato giù come un hula hoop, facendo sparire gli avversari con un sinistro di seta. Mariolino Corso ebbe gli occhi che brillavano: "È il mio erede".
Un dio imperfetto, perché fumava e leggeva la Gazza sul lettino dei massaggi, si nascondeva quando Bersellini ordinava giri di campo, ma pur sempre un dio che si è fatto arte. I suoi rigori sbagliati sono diventati teatro, Brera lo ha battezzato "Driblossi", Beppe Viola lo ha eternato: "Mi chiamo Evaristo, scusate se insisto". Il punto è questo: Schiaffino diceva "È come Maradona", Platini si chiedeva "Come si fa a non chiamarlo in Nazionale?".
I compagni dello scudetto 1980 lo ricordano con affetto immenso. Altobelli: "Era mio fratello, sono morto anch'io". Pasinato: "Ai livelli di Totti e Del Piero, impossibile non volergli bene". Bergomi: "Un faro, porto nel cuore il ricordo di un appassionato del calcio e della vita". Credetemi, anche Paolo Rossi, il comico che lo rese immortale con il monologo sui rigori sbagliati, promette: "Scriverò un pezzo nuovo perché Evaristo continui a lottare insieme a noi".
La figlia Nagaja ha rivelato un dettaglio commovente: "Lunedì ho fatto in tempo a dirgli che l'Inter ha vinto lo scudetto". Beccalossi si è congedato dalla vita con un sorriso, dopo essersi chiuso in se stesso per la morte dell'amico Canuti. Quanto costerebbe oggi un Beccalossi? Di lui non ricordiamo le vittorie ma la poesia, come Gilles Villeneuve, suo idolo.
Mercato Inter: Ausilio verso il rinnovo, Palestra nel mirino
Il mercato nerazzurro prende forma tra conferme e nuovi obiettivi. Piero Ausilio si avvia verso il rinnovo fino al 2029, blindato da Marotta che non vuole rinunciare al prezioso lavoro del ds. Negli ultimi sei anni ha conquistato tre scudetti e diverse coppe con tre allenatori diversi: Conte, Inzaghi e Chivu. Insieme ad Ausilio dovrebbe essere confermato anche Dario Baccin.
Sul fronte acquisti, Marco Palestra manda segnali chiari: "Mi sento pronto per il salto in una big". L'esterno dell'Atalanta in prestito al Cagliari ha dichiarato a Dazn le sue ambizioni, attirando l'attenzione dell'Inter che però deve fare i conti con una valutazione di almeno 40 milioni. Il punto è questo: servono almeno due uscite importanti per reinvestire su Palestra.
Tra i nomi caldi spunta David Alaba, in uscita dal Real Madrid a parametro zero. L'austriaco ha diversi estimatori in Europa, ma l'incognita riguarda le sue condizioni fisiche dopo l'infortunio al crociato. Dovrebbe rivedere le pretese d'ingaggio (attualmente 19 milioni lordi a Madrid) per aprire piste italiane.
Credetemi, la strategia dell'Inter si basa su tre obiettivi concreti: Tarik Muharemovic del Sassuolo (c'è concorrenza ma l'Inter ci lavora da tempo), Curtis Jones del Liverpool (incontro nei giorni scorsi, scadenza 2027) e lo stesso Palestra. Per il bosniaco la Juventus ha il 50% sulla rivendita, vantaggio non indifferente. La dirigenza vuole chiudere presto per anticipare la concorrenza e costruire la rosa del futuro.
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