Doblete nerazzurro: l'Inter di Chivu conquista la decima Coppa Italia
Riassunto
L'Inter di Chivu conquista la decima Coppa Italia battendo la Lazio 2-0 e completa uno storico doblete. Il tecnico rumeno entra nella leggenda nerazzurra al primo anno, eguagliando Mourinho. Intanto il calcio italiano vive giorni di caos: il derby Roma-Lazio è ostaggio del tennis con ricorso al TAR, il Milan crolla verso l'Europa League con Leao in fuga, e l'AIA si avvia al commissariamento dopo l'inchiesta arbitri.
Doblete completato: l'Inter conquista la decima Coppa Italia
È fatta, credetemi. L'Inter di Cristian Chivu ha scritto una pagina di storia all'Olimpico, conquistando la decima Coppa Italia della sua gloriosa storia e completando un doblete che mancava dai tempi di Mourinho. Un 2-0 alla Lazio che non ammette repliche, costruito nel primo tempo con l'autorete di Marusic e il sigillo di Lautaro Martinez, poi amministrato con la saggezza di chi sa vincere le partite che contano.
Il punto è questo: quando l'Inter scende in campo con questa mentalità, diventa praticamente inarrestabile. Chivu ha preparato la finale alla perfezione, schierando la Thu-La dal primo minuto (con Thuram recuperato in extremis) e trovando in Dumfries l'uomo della provvidenza. L'olandese ha prima sfiorato il gol con un destro al volo murato da Tavares, poi ha confezionato l'assist del raddoppio con una giocata da manuale: scippo di palla al dormiente Nuno Tavares e servizio perfetto per il Toro.
La Lazio di Sarri (squalificato e sostituito in panchina da Ianni) ha provato a reagire nella ripresa, ma si è scontrata con la solidità granitica di una squadra che quando deve vincere sa come farlo. Capitolo Akanji: il difensore svizzero ha giganteggiato in mezzo alla difesa, completando il grande slam delle coppe nazionali dopo i trionfi in Inghilterra, Germania e Svizzera. Una prestazione da veterano delle grandi occasioni.
Ora, prestate attenzione: questo doblete ha un sapore particolare perché arriva dopo una stagione che sembrava compromessa. Chivu ha raccolto i cocci di una squadra delusa dall'eliminazione in Champions contro il Bodo e l'ha riportata sul tetto d'Italia. Due trofei al primo anno da allenatore dell'Inter: roba da far impallidire anche i più scettici che a inizio stagione stornavano il naso davanti alla sua nomina.
Domenica ci sarà la festa a Milano con il pullman scoperto, e stavolta i tifosi potranno ammirare due coppe. Il doblete è servito, con tanto di stellina d'argento (virtuale) per la decima Coppa Italia. L'aura c'è, eccome se c'è.
Chivu da leggenda: "Non è il mio sogno, ma dell'Inter"
Stella stellina, l'Inter di Chivu domina. Il tecnico rumeno ha vissuto una serata da favola all'Olimpico, conquistando il suo secondo trofeo stagionale con una prestazione che ha fatto il paio con quella di sabato scorso. Ma è nel post-partita che Cristian ha mostrato tutta la sua classe, dedicando la vittoria alla moglie Adelina con una telefonata commossa mentre la squadra festeggiava sotto la curva.
"Non è il mio sogno, ma di tutta l'Inter, della storia di questa società, dei tifosi" ha dichiarato in conferenza stampa, dimostrando ancora una volta quella umiltà che lo contraddistingue. Il punto è questo: Chivu ha saputo gestire le pressioni di una finale senza mai perdere la bussola, schierando la formazione migliore e trovando le contromisure giuste per neutralizzare la Lazio.
Marotta non ha nascosto la sua soddisfazione: "Ringrazio tutti, soprattutto la proprietà che ci fa lavorare tranquilli. Quest'annata nasce dalle scorie della passata stagione ma Chivu è stato bravo a rimettere tutto in sesto". Il presidente ha anche anticipato che non ci saranno rivoluzioni in estate, ma solo "inserimento graduale dei giovani" come Sucic, eletto migliore in campo della finale.
Capitolo numeri: con questo doblete, Chivu entra in un club esclusivo. Solo Mancini (2005-06) e Mourinho (2009-10) erano riusciti nell'impresa di vincere campionato e Coppa Italia nello stesso anno con l'Inter. Il rumeno ci è riuscito al primo colpo, dimostrando che la gavetta nel settore giovanile nerazzurro non era stata tempo perso.
Credetemi, vedere Chivu salire per ultimo sul palco della premiazione, con gli occhi lucidi e l'emozione a fior di pelle, è stata la ciliegina sulla torta di una serata perfetta. Ora l'asticella si alza inevitabilmente, ma questo gruppo ha dimostrato di saper rispondere presente quando la storia chiama.
Caos calendari: il derby di Roma ostaggio del tennis
Scenario surreale quello che si sta consumando attorno al derby Roma-Lazio, trasformato in un caso di studio su come NON si gestisce un calendario sportivo. La Prefettura di Roma ha spostato la stracittadina da domenica alle 12:30 a lunedì alle 20:45 per evitare sovrapposizioni con la finale degli Internazionali d'Italia, scatenando la reazione furiosa della Lega Serie A.
Il presidente Simonelli non le ha mandate a dire: "Prendiamo atto della decisione del Prefetto ma non la condividiamo". La Lega ha presentato ricorso al TAR dopo aver proposto inutilmente un compromesso (derby alle 12:00, tennis alle 17:30), ma le "fonti qualificate" hanno bocciato anche questa soluzione. Il punto è questo: siamo arrivati al paradosso che una partita da 70-80 milioni di euro per la Champions si decide a due giorni dal fischio d'inizio.
La situazione è diventata grottesca quando Sarri, già furioso per la sconfitta in finale, ha tuonato: "Se si gioca domenica alle 12:30 non vengo. Fossi il presidente non presenterei neanche la squadra". Il tecnico toscano ha ragione da vendere: far giocare squadre in lotta per la Champions a fine maggio alle 12:30 "non è calcio, è qualcosa di diverso".
Capitolo tifosi: la Curva Sud romanista ha annunciato il boicottaggio ("A tutto c'è un limite"), mentre quella laziale era già in protesta contro Lotito. Risultato? Si rischia un Olimpico deserto per una delle partite più importanti della stagione. Un'immagine desolante per il nostro calcio.
Ora, prestate attenzione: questo pasticcio nasce da errori a catena. La Lega non ha considerato la data della finale del tennis (nota da due anni), la Prefettura ha cambiato idea sui derby notturni, e il regolamento sulla contemporaneità ha fatto il resto. Credetemi, quando il TAR si pronuncerà (entro venerdì), difficilmente darà torto alle ragioni di ordine pubblico. Ma il danno d'immagine è già fatto.
Milan in caduta libera: Leao verso l'addio, Champions a rischio
Il castello difensivo è ufficialmente crollato. Il Milan di Allegri sta vivendo un incubo che sembrava impensabile solo qualche mese fa: da seconda miglior difesa del girone d'andata (15 gol subiti) a colabrodo totale con 12 reti incassate da metà marzo in poi. Un tracollo che mette a serio rischio la qualificazione Champions e sta facendo traballare diverse certezze.
Il simbolo di questa crisi ha un nome e cognome: Rafael Leao. Il portoghese, fischiato nelle ultime uscite contro Udinese, Juventus e Atalanta, è amareggiato per il trattamento ricevuto dal proprio pubblico e sta seriamente valutando l'addio. Il punto è questo: Rafa non è più intoccabile come una volta, e il club valuterebbe offerte da 50-60 milioni nonostante una clausola da 175 milioni ormai spropositata.
L'Al Hilal (dove giocano Theo Hernandez e allena Simone Inzaghi) è in pressing, ma Leao preferirebbe restare in Europa. Il sogno rimane la Premier League, con Chelsea e Manchester United che potrebbero farci un pensierino. Una stagione condizionata dagli infortuni (polpaccio e pubalgia) e da una condizione mentale precaria che lo ha portato a segnare l'ultimo gol in campionato il 1° marzo a Cremona.
Capitolo mercato: senza Champions, il Milan dovrebbe fare delle cessioni illustri per rientrare nei parametri di bilancio. Pavlovic, autore di un'ottima stagione, è nel mirino del Manchester United che sarebbe pronto a sganciare 50 milioni. Anche i sogni di mercato si ridimensionerebbero: Goretzka e Lewandowski non arriverebbero senza la coppa dalle grandi orecchie.
Credetemi, vedere il Milan ridotto a lottare per non retrocedere (0,9 punti di media nelle ultime otto) è uno spettacolo deprimente. Allegri dovrà trovare soluzioni immediate per le sfide con Genoa e Cagliari, altrimenti il prossimo anno potrebbe essere davvero di rifondazione. E non nel senso buono del termine.
AIA verso il commissariamento: il calcio italiano nel caos
Il sistema arbitrale italiano è ufficialmente nel caos. Il Consiglio Federale ha dato il via libera al commissariamento dell'AIA, ma dovrà attendere il parere del Collegio di Garanzia del CONI per procedere. Una decisione che arriva dopo la decadenza di Antonio Zappi (condannato a 13 mesi di inibizione) e le crescenti tensioni interne all'associazione arbitrale.
Gravina ha illustrato le "criticità politico-organizzative" che stanno caratterizzando l'AIA, citando una lettera del Comitato Nazionale che parla di "situazione di incertezza interna" e "non serenità". Il punto è questo: l'associazione arbitrale è paralizzata dalle lotte intestine, con chi viene dismesso che pensa di potersi vendicare ricorrendo al giudice penale.
L'inchiesta di Milano, che ha coinvolto Gianluca Rocchi (ora dimissionario), ha gettato un'ombra pesante sul sistema delle designazioni. Ivan Zazzaroni, sentito come testimone, ha spiegato che "tutto parte dall'errore del Var percepito come illecito da un tifoso durante Verona-Inter". Una lettura che, se confermata, ci avvicinerebbe "alla fine del calcio".
Capitolo budget: il Comitato Nazionale ha precisato che il budget 2025 è stato "pienamente rispettato", ma è indubbio che si sia esaurito almeno due mesi prima della scadenza. Dalla Serie C in giù non si sono più svolte riunioni tecniche per mancanza di fondi negli ultimi mesi dell'anno.
Ora, prestate attenzione: se il Collegio di Garanzia darà l'ok (decisione attesa per il 26 maggio), l'AIA avrà un commissario fino al 31 dicembre, periodo estensibile al 30 giugno 2027. Una misura drastica che certifica il fallimento di una governance incapace di gestire le proprie contraddizioni interne. Il calcio italiano, tra inchieste e commissariamenti, non aveva davvero bisogno di questo ulteriore elemento di instabilità.
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La vittoria dell'Inter in Coppa Italia ha effetti a cascata: la Roma riscatta ufficialmente Malen per 25 milioni, mentre si ridefiniscono gli scenari europei con Como in Europa League e Atalanta in Conference. Episodio surreale agli Internazionali: i fuochi d'artificio nerazzurri interrompono il match Darderi-Jodar per 19 minuti. Il Napoli conferma Manna come ds e lavora già al futuro con Khalaili nel mirino.
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