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4 maggio 2026

INTER CAMPIONE D'ITALIA! Il 21° scudetto è realtà: Chivu nella storia

Riassunto

L'Inter conquista il 21° scudetto battendo il Parma 2-0 a San Siro con i gol di Thuram e Mkhitaryan. Chivu entra nella storia come quinto allenatore a vincere al debutto, completando il cerchio dal Triplete da giocatore al tricolore da tecnico. Milano esplode in festa: dalla celebrazione allo Sheraton Hotel fino al delirio in Piazza Duomo con Dimarco, Thuram, Pio e Lautaro affacciati dalla Terrazza 21. Thuram decisivo ancora contro il Parma (sempre a segno contro i ducali), mentre San Siro festeggia uno scudetto in casa dopo 37 anni di attesa.

INTER CAMPIONE D'ITALIA! Il 21° scudetto è realtà: da Monaco al trionfo di Chivu

Importanza: 10/10

È fatta. L'Inter è campione d'Italia per la 21ª volta nella sua storia. Il 2-0 al Parma firmato Thuram e Mkhitaryan ha regalato a San Siro una notte che mancava da 37 anni: l'ultimo scudetto festeggiato in casa risaliva al maggio 1989, quando Matthäus piegò il Napoli di Maradona. Stavolta il protagonista è Cristian Chivu, che entra nella storia come quinto allenatore dell'Inter a vincere il titolo al debutto dopo Mourinho.

Il punto è questo: da Monaco a Milano, dalle macerie alla gloria. Lo scudetto numero 21 ha iniziato a nascere nella notte più dolorosa, quella del 31 maggio 2025, finale di Champions League: Psg-Inter 5-0. Una batosta che sembrava aver chiuso un ciclo, invece ha aperto quello nuovo. Chivu ha raccolto i cocci di una squadra devastata e li ha ricomposti con intelligenza e personalità, senza stravolgere ma aggiungendo la sua impronta: più verticalità, più aggressività nel recupero palla, difesa più alta.

Capitolo numeri: l'Inter vanta il miglior attacco (81 gol) e il maggior numero di clean sheet (16). È prima in tutte le graduatorie virtuose: tiri in porta, tocchi in area, gol da fuori, da dentro, di testa, da fermo. Una corsa di 38 tappe che ha svelato la verità: hanno vinto i più forti. Con tre giornate d'anticipo, per giunta, e con un margine di 12 punti che rende il dominio incontestabile.

L'unico neo? Gli scontri diretti. A parte la rocambolesca vittoria sulla Juve e un pari col Napoli, solo sconfitte contro Milan, Juve e Napoli. Non era mai successo che l'Inter vincesse uno scudetto senza aver battuto la seconda e la terza in classifica. Ma quando domani tutti i più forti, come dice Chivu, "una corsa in linea può generare sorprese, una corsa di 38 tappe solo la verità".

Credetemi: questo è lo scudetto più bello di sempre. Perché arriva dopo il buio più profondo, perché nessuno ci credeva, perché Chivu ha dimostrato che il coraggio paga sempre. Dal Triplete da giocatore al tricolore da allenatore: il cerchio si è chiuso nel modo più dolce possibile.

San Siro in delirio: Thuram e Mkhitaryan regalano la festa scudetto

Importanza: 10/10

Thuram e Mkhitaryan, i nomi della storia. Il francese sblocca al 45'+1 con un diagonale perfetto su assist di Zielinski, l'armeno chiude i conti all'80' servito da Lautaro. Due gol che valgono il 21° scudetto dell'Inter, due firme che rimarranno per sempre nella memoria nerazzurra.

San Siro ha tremato dalle fondamenta. 74.198 spettatori hanno assistito alla notte più bella, quella che mancava da 37 anni. Fuochi d'artificio, coriandoli tricolori, un numero 21 gigantesco davanti alla porta: la scenografia perfetta per una festa che ha coinvolto tutta Milano. I giocatori hanno saltato, cantato, alzato scudetti guardando verso l'alto, come fidanzati innamorati con la loro bella affacciata alla finestra.

Il Parma ha provato a rovinare la festa, ma senza riuscirci. Cuesta aveva preparato bene la squadra, che ha retto per 45 minuti prima di cedere alla qualità nerazzurra. Thuram, ancora una volta decisivo contro la squadra della sua città natale (ha sempre segnato al Parma), ha spezzato l'equilibrio con il suo quinto gol consecutivo. Un momento magico che ha fatto esplodere San Siro.

Nella ripresa, Lautaro è entrato per prendersi la sua fetta di festa. Il capitano, rientrato dopo l'infortunio, ha confezionato l'assist per il 2-0 di Mkhitaryan che ha dato il via alla celebrazione definitiva. Barella ha sventolato l'asciugamano, Dumfries ha cantato "c'è solo l'Inter" con espressione da cantautore navigato, Bastoni è stato il primo acclamato dalla curva.

Ora, prestate attenzione: questa non è stata una semplice partita, ma un rito di passaggio. Dall'Inter che usciva a testa bassa da Monaco a quella che alza il tricolore a San Siro. La differenza l'ha fatta Chivu, l'ha fatta un gruppo che non ha mai smesso di crederci, l'hanno fatta 74mila tifosi che hanno aspettato 37 anni per rivivere questa emozione in casa.

Thuram, il re di Parma: quinto gol consecutivo per lo scudetto

Importanza: 9/10

Marcus Thuram e il Parma, una storia d'amore che continua. Il francese ha segnato il gol che ha sbloccato la partita scudetto, il quinto consecutivo, il terzo contro la squadra della sua città natale. Un destino che si diverte a scherzare: nato a Parma mentre papà Lilian incantava al Tardini, ora regala il tricolore all'Inter proprio contro i ducali.

I numeri parlano chiaro: nei tre precedenti dopo il ritorno del Parma in Serie A, Tikus ha sempre fatto gol. Con Inzaghi nel 3-1 a San Siro, nel 2-2 di ritorno quando in panchina c'era proprio Chivu, e nel 2-0 d'andata con la rete all'ottavo minuto di recupero. Una tradizione che si è rinnovata nella notte più importante, quella dello scudetto.

L'epifania di Thuram è stata la miglior notizia del finale di stagione. Dopo una lunga eclissi, il francese è tornato a segnare con la Roma (guarda caso con il rientro di Lautaro) e poi ha infilato altre quattro reti tra Como (doppietta), Cagliari e Torino. Da inizio aprile è il giocatore che ha preso parte a più gol nei cinque maggiori campionati europei: sette (cinque gol e due assist) in 322 minuti.

Credetemi, questo gol entrerà nel libro d'oro del club. L'ultimo a segnare il gol scudetto a San Siro era stato Lothar Matthäus su punizione nel maggio 1989. Tikus ha raccolto il testimone 37 anni dopo, con un diagonale che ha fatto tremare le fondamenta del Meazza. E pensare che dopo la partita ha replicato l'iconica foto di Kobe Bryant nello spogliatoio, un omaggio al campione scomparso che testimonia la grandezza del momento.

Il futuro sorride: quella in corso è la seconda miglior annata dell'attaccante francese in termini di marcature (17 in tutte le competizioni), e con 13 gol in campionato è secondo solo a Lautaro nella classifica cannonieri nerazzurra. Un bomber che nei momenti decisivi non tradisce mai.

Chivu nella storia: dal Triplete da giocatore allo scudetto da allenatore

Importanza: 9/10

"Sono andato nello spogliatoio per fumare una sigaretta, scusate se lo dico..." Cristian Chivu festeggia il suo primo scudetto da allenatore con la stessa naturalezza con cui ha conquistato il Triplete da giocatore. Un gesto alla Mourinho, per non rubare la scena ai suoi ragazzi, per provare a realizzare di essere diventato il quinto allenatore nella storia dell'Inter a vincere il titolo al debutto.

Capitolo numeri storici: Chivu è solo il secondo allenatore nella storia dell'Inter a vincere lo scudetto da allenatore dopo averlo conquistato da giocatore, eguagliando Armando Castellazzi (campione nel 1937-38 dopo il titolo del 1929-30). Al traguardo può vantare il primato per percentuali di vittorie (74%), davanti a Conte (68%), Inzaghi (66%) e Mourinho (64%).

La storia inizia sull'autostrada del Sole, dalle parti del casello di Melegnano. È l'inizio di giugno 2025, Chivu sta andando a Parma per firmare il rinnovo quando squilla il telefono: "Dove stai andando?". "A firmare, presidente". "Ecco allora torna indietro, sei il nuovo allenatore dell'Inter". Marotta non perde tempo, il Mondiale per club incombe. Dietrofront immediato, poche ore dopo Chivu firma il biennale con l'Inter.

I primi passi non sono stati semplici. Due sconfitte nelle prime tre giornate, una casalinga con l'Udinese e una subendo una rimonta negli ultimi 10 minuti in casa della Juventus. Molti hanno avuto la sensazione dell'azzardo esagerato. Invece Chivu ha conquistato presto credibilità, intelligente a non cambiare troppo la macchina da gioco di Inzaghi ma aggiungendo la sua impronta: più verticalità, recupero palla più aggressivo, difesa più alta.

"Umanamente sono atipico", confessa il tecnico romeno. "Qualche anno fa ho dovuto parlare con me stesso per una questione di vita o di morte e ho perso l'ego. Mi sono proposto di fare l'allenatore a modo mio, di essere empatico, di non pensare al consenso di qualcuno fuori". Un approccio che ha conquistato il gruppo e portato al trionfo più bello.

Milano nerazzurra: dalla festa allo Sheraton al delirio in Piazza Duomo

Importanza: 9/10

La notte più bella di Milano inizia a San Siro e finisce in Piazza Duomo. L'Inter ha festeggiato il 21° scudetto prima allo Sheraton Hotel San Siro (lo stesso della seconda stella) e poi con i tifosi nel cuore della città. Una festa che ha colorato di nerazzurro ogni angolo del capoluogo lombardo, dalle strade che portano allo stadio fino alla Madonnina.

Federico Dimarco è stato il primo a dare appuntamento sui social: "Ci vediamo in Piazza Duomo". E così è stato. Dopo le 2 di notte sono comparsi sulla Terrazza 21 (non proprio un numero a caso...) Dimarco, Thuram, Pio Esposito e soprattutto il re Lautaro, affacciati a fare festa con l'onda nerazzurra sotto di loro. Un'immagine che rimarrà nella storia, come quella di due anni fa per la seconda stella.

Allo Sheraton, il primo ad entrare è stato Zanetti intorno alle 00.15, seguito da tutto il corpo tecnico, i giocatori e i dirigenti. In rappresentanza della proprietà Oaktree, Katherine Ralph. Tutti con maglietta celebrativa bianca hanno tagliato una torta, mangiato, cantato e ballato per un'oretta con dj set. Thuram si è presentato con occhiali "veloci" da serata techno, look da "Ritorno al Futuro" per una notte da film.

In Piazza Duomo la festa è esplosa già al triplice fischio. Migliaia di tifosi si sono ritrovati spontaneamente, come due anni fa, per celebrare insieme. Bandiere, sciarpe al cielo, fumogeni, striscioni non avari di sfottò e giochi pirotecnici. Il cuore della festa cittadina è sempre stato il Duomo, e anche stavolta non poteva essere da meno.

Ora l'appuntamento è per il 17 maggio, dopo Inter-Verona, quando la squadra riceverà l'abbraccio della sua gente in giro per Milano a bordo del pullman scoperto. I dettagli sono ancora da definire, ma una cosa è certa: Milano si prepara a una festa ancora più grande, magari con il "doblete" in tasca dopo la finale di Coppa Italia.

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Mentre l'Inter festeggia, il calcio non si ferma. La Juventus delude ancora: pareggio casalingo contro il Verona retrocesso che complica la corsa Champions. Cambiaso ammette la differenza con i nerazzurri: "L'Inter sono dei killer, questa è la differenza tra chi vince e chi sta lì a lottare". Il Milan sprofonda a Reggio Emilia: 2-0 dal Sassuolo con Leao sempre più al capolinea (voto 4,5). Allegri rischia grosso, i tifosi fischiano e la squadra non va sotto la curva.

In casa Inter, si pensa già al futuro. Marotta traccia la linea mercato: "Vogliamo i migliori giovani italiani e stranieri esperti". Nico Paz resta il sogno proibito, con Mourinho che potrebbe decidere il futuro del talento argentino al Real Madrid. L'inchiesta arbitri si sgonfia: spunta il nome di Schenone nelle intercettazioni Rocchi-Gervasoni, ma l'Inter rimane tranquilla. Il club referee manager può dialogare con la CAN per regolamento.

Capitolo giovani talenti. Pio Esposito vive la sua favola: un anno fa perdeva i playoff di B con lo Spezia, oggi festeggia il tricolore. Dal campetto di Castellammare di Stabia al primo scudetto, con 6 gol che lo inseriscono in un club esclusivo di giovani bomber nerazzurri. La Lazio si prepara alla finale: Sarri pensa più al 13 maggio che alla Cremonese, con Zaccagni e Maldini in dubbio ma pronti per la sfida decisiva all'Olimpico.

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