Resurrezione nerazzurra: Lautaro e Thuram guidano la manita alla Roma
Riassunto
L'Inter risorge a Pasqua con la manita alla Roma: Lautaro segna dopo 1' e firma la doppietta, Thuram torna al gol con assist. Chivu denuncia il clima tossico nel calcio italiano mentre Bastoni riceve la standing ovation di San Siro. Domani Napoli-Milan per il secondo posto, con l'Italia che tocca il fondo dopo la terza mancata qualificazione consecutiva al Mondiale.
Lautaro risorge a Pasqua: doppietta e Inter da manita
Sessanta secondi. Tanto è bastato al capitano per ricordare a tutti chi comanda davvero in questa Inter. Lautaro Martinez torna dal primo minuto dopo quarantacinque giorni di calvario e impiega esattamente un minuto per timbrare il cartellino con una girata che sa di liberazione. Il Toro è risorto nel giorno di Pasqua e con lui tutta l'Inter, che travolge la Roma 5-2 in una serata che profuma di scudetto.
Credetemi, non è un caso che i nerazzurri abbiano ritrovato la loro anima proprio con il ritorno dell'argentino. Senza Lautaro, questa squadra aveva perso la bussola: due vittorie in otto partite, addio Champions e frenata in campionato che aveva fatto sognare Milan e Napoli. Con lui in campo, tutto cambia. Non solo per i due gol (il secondo al 52' su assist di Thuram), ma per quella leadership silenziosa che trascina i compagni.
E che dire di Marcus Thuram? Il francese aveva smarrito la via del gol da tre mesi, ma stasera ha ritrovato la magia: un gol e due assist che certificano il ritorno della ThuLa. "Il numero 9 dell'Inter non può restare tre mesi senza fare gol", ha ammesso con onestà disarmante. La Nazionale francese gli ha restituito fiducia, San Siro gli ha restituito l'amore.
Il punto è questo: quando Calhanoglu ha spaccato la porta al 47' del primo tempo con un missile da fuori area, l'Inter ha cambiato marcia definitivamente. La Roma di Gasperini aveva osato pareggiare con Mancini, ma quel gol del turco ha spento ogni velleità giallorossa. Nel secondo tempo è stata una passeggiata: Thuram di testa, Barella con un'azione di pura prepotenza che lo ha fatto sciogliere in lacrime.
Capitolo Bastoni: San Siro lo ha abbracciato con una standing ovation che vale più di mille parole. Dopo settimane di gogna mediatica, i tifosi nerazzurri hanno dimostrato cosa significa essere famiglia. E quando Chivu lo ha sostituito al 58', tutto lo stadio si è alzato in piedi. Questo è l'Inter che piace a noi: unita, compatta, pronta a difendere i propri figli anche nei momenti più bui.
Italia fuori dai Mondiali: il calcio azzurro tocca il fondo
Terza volta consecutiva. L'Italia non andrà al Mondiale per la terza volta di fila e stavolta non ci sono più scuse che tengano. Il calcio italiano ha toccato il fondo e serve una rivoluzione totale, non i soliti ritocchi di facciata.
Lele Adani non usa mezzi termini: "Non è più tempo di ricostruire, bisogna distruggere tutto". E propone una soluzione che farà discutere: Pep Guardiola come nuovo volto del calcio italiano. "È la persona più credibile che può iniziare questo nuovo percorso", sostiene l'ex difensore. Una provocazione? Forse, ma che fotografa perfettamente lo stato di disperazione in cui versa il nostro movimento.
Spalletti dalla Continassa lancia l'allarme: "Sarebbe giusto chiederci se ci interessa davvero valorizzare i giocatori italiani". Il tecnico della Juventus va dritto al punto: con tante proprietà straniere, serve un sentimento spontaneo per la Nazionale oppure bisogna imporre delle regole. Non c'è più tempo per i giri di parole.
Il problema è strutturale e parte dal basso. Adriano Panatta, che di sport ne capisce, è furioso: "I ragazzini a 14 anni pensano solo a vincere, stimolati dagli allenatori. Nessuno insegna più la tecnica individuale, si parla solo di moduli ma poi non sanno stoppare un pallone". Una diagnosi spietata ma realistica.
Ora, prestate attenzione: servono figure di spessore per ripartire. Si parla di Maldini o Del Piero come direttore tecnico, di una nuova classe dirigente che conosca davvero il calcio. Perché continuare con gli stessi volti che ci hanno portato a questo disastro sarebbe pura follia. Il calcio italiano merita di più, ma deve avere il coraggio di cambiare tutto. Davvero tutto.
Bastoni tra l'abbraccio di San Siro e il corteggiamento del Barcellona
Standing ovation. San Siro si alza in piedi per Alessandro Bastoni e gli regala un abbraccio che vale più di mille parole. Dopo settimane di gogna mediatica, i tifosi nerazzurri hanno dimostrato cosa significa essere famiglia. E quando Chivu lo ha sostituito al 58', tutto lo stadio ha applaudito il suo difensore.
Eppure il momento resta delicato. Bastoni non ha ancora parlato dopo l'espulsione di Zenica che ha contribuito all'eliminazione dell'Italia, e questo silenzio pesa. In tempi di social dove conta anche l'apparenza, come sottolinea Tuttosport, sarebbe stato lecito attendersi almeno un pensiero, una riflessione. Invece il vuoto totale.
Il Barcellona osserva e accelera. I blaugrana non sono stati turbati dal momentaccio dell'italiano e continuano a corteggiarlo con insistenza. L'apertura di Bastoni a Flick è totale, ma bisognerà avvicinare le richieste: l'Inter chiede almeno 70 milioni, cifra che i catalani vorrebbero abbassare.
Marotta è stato chiarissimo nel pre-partita: "È vergognoso che Bastoni sia esposto a questo continuo linciaggio come se fosse colpevole di chissà cosa". Il presidente nerazzurro ha difeso a spada tratta il suo giocatore, ricordando che "è un patrimonio dell'Inter e del calcio italiano". E sull'addio: "Non ci sono questi estremi, poi valuteremo più avanti".
Anche Chivu lo aveva blindato in conferenza: "Nel calcio non c'è riconoscenza. Aveva lasciato Appiano con le stampelle e dopo 3 giorni è sceso in campo". Il punto è questo: l'Inter fa quadrato attorno al suo difensore, ma il Barcellona resta in agguato. E le parole di Chivu ("Non posso controllare il suo futuro") lasciano aperta ogni porta. L'estate sarà decisiva.
Napoli-Milan: la sfida che vale il secondo posto
Pasquetta di fuoco. Napoli-Milan non è solo una partita, è lo spareggio per il secondo posto e forse l'ultima chance di tenere vivo il sogno scudetto. Al Maradona si affrontano due allenatori che il popolo vorrebbe come salvatori della Nazionale: Antonio Conte e Massimiliano Allegri.
I numeri parlano chiaro: un solo punto separa le due squadre (63 il Milan, 62 il Napoli) e la posta in gioco è altissima. Chi vince può continuare a sognare, chi perde dovrà guardarsi le spalle per la Champions. Il Napoli è imbattuto in casa (10 vittorie e 4 pareggi) e viene da quattro successi consecutivi che hanno dimezzato il distacco dall'Inter.
Allegri sa che non può sbagliare: "A Napoli sarà una partita meravigliosa. Loro sono una squadra forte e hanno ritrovato tutti i giocatori infortunati". Il tecnico rossonero ritrova Leao ma lo terrà inizialmente in panchina, puntando su Pulisic e il ballottaggio Nkunku-Gimenez.
Conte invece può schierare i suoi "Fab Four" al completo: McTominay e De Bruyne trequartisti a sostegno di Hojlund. Guarda caso, non li schierava tutti insieme dal primo minuto proprio da Milan-Napoli dell'andata. A volte ritornano, e stavolta il Napoli vuole la rivincita.
Capitolo tattico: sarà una sfida all'italiana tra due maestri della fase difensiva. Ma con la posta in gioco così alta, entrambi potrebbero scoprirsi più del dovuto. L'Over 2,5 si è verificato in 8 degli ultimi confronti al Maradona. Insomma, promette scintille.
Chivu e il clima tossico: 'Siamo tutti colpevoli'
"Siamo tutti colpevoli". Cristian Chivu non usa mezzi termini quando parla del clima tossico che avvolge il calcio italiano. L'allenatore dell'Inter, dopo la manita alla Roma, ha lanciato un messaggio forte e chiaro: "Piace esaltare le cose negative, invece il calcio dovrebbe essere sempre un gioco".
Il tecnico rumeno ha vissuto in prima persona la gogna mediatica che ha colpito i suoi giocatori dopo l'eliminazione dell'Italia: "Allenatori, giocatori, giornalisti a volte, mondo social. Dobbiamo cambiare l'approccio a questo bellissimo gioco che fa innamorare bambini e tifosi, non quelli che gufano e spalano qualcosa che non si può dire".
Una lezione di vita che arriva dopo una serata perfetta. Chivu ha ritrovato i suoi leader: Lautaro con la doppietta, Thuram con gol e due assist, Barella che si è sciolto in lacrime dopo il gol del 5-1. "Felicissimo di tutti, anche di chi non ha giocato come Frattesi, Diouf e Luis Henrique", ha sottolineato.
Sul piano tattico, l'allenatore ha spiegato le difficoltà del primo tempo: "Andare a prendere la Roma non è semplice, ti svuota in mezzo al campo. Calhanoglu faticava su Pisilli, ma nella ripresa abbiamo avuto più coraggio". Il punto è questo: l'Inter ha mostrato maturità, chiudendo la partita nei primi minuti del secondo tempo.
E su Bastoni, accolto dalla standing ovation di San Siro: "Gli italiani hanno risposto meravigliosamente sul campo". Nessuna polemica, solo calcio. Come dovrebbe essere sempre.
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