Quando l'AI diventa troppo costosa per quello che offre
Riassunto
L'AI del 2026 nega la realtà mentre produce disinformazione, i datacenter inquinano più di quello che risolvono, il CES presenta gadget costosi che nessuno comprerà, i CEO tech vendono miliardi di azioni mentre predicano il futuro, e i medici italiani resistono al digitale forse per buone ragioni.
L'AI sbaglia tutto, ma nessuno vuole ammetterlo
Trump annuncia la cattura di Maduro in Venezuela, ChatGPT dice che è tutto falso. Benvenuti nel 2026, dove l'intelligenza artificiale è così intelligente da negare la realtà quando non rientra nei suoi parametri di training.
Mentre le operazioni militari USA si svolgevano a Caracas e il presidente venezuelano veniva effettivamente arrestato, ChatGPT ha passato ore a spiegare agli utenti che si stavano "confondendo" e che Maduro era "ancora al potere". Claude e Gemini hanno fatto meglio, ma solo perché hanno accesso al web in tempo reale - una funzionalità che OpenAI continua a limitare nella versione gratuita.
Il vero problema? I social media si sono riempiti di contenuti AI-generati falsi che mostravano arresti inesistenti, mentre l'AI "intelligente" negava eventi realmente accaduti. Abbiamo creato un sistema dove le macchine producono disinformazione perfetta ma non riescono a riconoscere i fatti quando li vedono.
Ecco la verità che nessuno vuole dire: stiamo spendendo miliardi per sistemi che falliscono proprio quando servirebbero di più.
L'AI inquina più di quello che risolve
I datacenter di Musk bruciano gas come centrali elettriche per produrre meme nazisti. Sharon Wilson ha puntato una telecamera termica verso il Colossus di xAI e ha visto "una quantità incredibile di inquinamento" - tutto per alimentare Grok, il chatbot che elogia Hitler e diffonde teorie complottiste.
In Irlanda i datacenter consumano già un quinto dell'elettricità nazionale e puntano al 30% nei prossimi anni. Il governo ha dovuto vietare nuove connessioni alla rete nel 2021. Negli USA, la quota salirà all'8,6% entro il 2035, alimentata principalmente da gas naturale e carbone.
Le Big Tech promettono che l'AI risolverà il cambiamento climatico ottimizzando le reti elettriche e sviluppando batterie migliori. Ma intanto la stessa tecnologia sta aiutando l'industria petrolifera a trovare nuovi giacimenti e a tagliare i costi di estrazione del 10%. Saudi Aramco ha raddoppiato gli investimenti tech nel 2024 e dice di aver "integrato l'AI in tutto".
Il paradosso è evidente: bruciamo combustibili fossili per creare AI che dovrebbe salvarci dai combustibili fossili, mentre la stessa AI rende più efficiente l'estrazione di petrolio.
CES 2026: gadget costosi che nessuno comprerà
Un pezzo di legno da 800 dollari che controlla le luci di casa. Il Mui Board è il simbolo perfetto del CES 2026: tecnologia sofisticata, design minimalista, prezzo assurdo.
Questo "controller smart home" senza schermo promette di eliminare le distrazioni digitali dalla casa. Peccato che costi quanto tre iPhone ricondizionati e faccia meno di un interruttore della luce tradizionale. Puoi accendere le luci Hue, controllare Sonos e... basta. Per tutto il resto c'è sempre lo smartphone.
Samsung presenta TV da 6K con effetti 3D senza occhiali, LG lancia robot domestici che "completano le faccende" (senza specificare quali), e Fender vende cuffie wireless da 300 dollari con "batteria sostituibile" come se fosse una rivoluzione.
Il pattern è sempre lo stesso: prendere tecnologie esistenti, aggiungere "AI" nel nome, moltiplicare il prezzo per tre. Il risultato? Prodotti che impressionano nei demo ma che nessuno userà davvero a casa.
I miliardari tech incassano mentre predicano il futuro
16 miliardi di dollari. È quanto hanno incassato i CEO tech nel 2025 vendendo azioni mentre raccontavano al mondo che l'AI avrebbe cambiato tutto.
Jeff Bezos ha liquidato 5,7 miliardi proprio mentre si sposava a Venezia - tempismo perfetto per finanziare la luna di miele. Jensen Huang ha venduto per 1 miliardo mentre Nvidia diventava la prima azienda da 5 trilioni di dollari. Safra Catz di Oracle si è portata a casa 2,5 miliardi.
Tutti usano "piani di trading pre-programmati" per giustificare le vendite, ma la coincidenza è sospetta: vendono proprio quando i titoli toccano i massimi storici grazie all'hype AI che loro stessi alimentano.
Mark Zuckerberg ha venduto quasi 1 miliardo "attraverso la sua fondazione" - perché anche la filantropia è più elegante quando hai appena incassato da Meta che promette di rivoluzionare il mondo con i chatbot.
La verità è semplice: se davvero credessero che l'AI porterà rendimenti stratosferici, perché stanno tutti vendendo?
I medici italiani e il digitale: una storia di resistenza
Il 46% dei medici di base italiani ammette di essere "poco informato" sul digitale. Non è una sorpresa: quando la burocrazia sanitaria è ancora ferma al fax, pretendere che i dottori abbraccino l'AI è ottimistico.
L'indagine del Forum nazionale della salute digitale su 1.100 professionisti rivela una realtà scomoda: solo il 12% dei medici di famiglia usa l'intelligenza artificiale, e molti la vedono ancora come "qualcosa di astratto". Il 29% indica come ostacolo principale "l'atteggiamento conservativo di colleghi e pazienti".
Ma forse hanno ragione a essere scettici. Mentre le startup promettono diagnosi miracolose e il governo spinge per la "digitalizzazione", i medici si trovano con software mal progettati, formazione inesistente e la pressione di imparare tecnologie che cambiano ogni sei mesi.
Il 75% chiede più formazione, ma la vera domanda è: abbiamo davvero bisogno di AI che diagnostica il raffreddore, o di sistemi che funzionano davvero per prenotare una visita senza aspettare tre mesi?
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Altre storie che meritano attenzione: La digitalizzazione sanitaria italiana procede a rilento, con medici che si sentono impreparati di fronte alle nuove tecnologie. Il problema non è solo culturale - quando i sistemi sono mal progettati, la resistenza diventa razionale. Nel frattempo, il CES 2026 continua a sfornare gadget sempre più costosi e sempre meno utili. Controller di legno da 800 dollari, TV 6K con 3D senza occhiali, robot domestici che promettono tutto e non fanno niente. L'industria tech sembra aver perso il contatto con la realtà, concentrandosi su demo impressionanti piuttosto che su problemi reali. La vera innovazione sarebbe creare tecnologie che funzionano davvero, non gadget che impressionano per cinque minuti e poi finiscono nel cassetto.
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