Quando l'AI diventa un'arma: militari, hacker e il Far West digitale
Riassunto
L'AI è uscita dai laboratori ed è entrata nei campi di battaglia, nelle case e nelle passerelle. Claude bombarda il Venezuela mentre xAI implode per mancanza di sicurezza. Ring cambia partner di sorveglianza ma non strategia. ByteDance sfida Hollywood con deepfake senza permesso. Airbnb automatizza l'ospitalità mentre gli umani preferiscono appuntamenti con bot. La moda abbraccia avatar digitali. Il Far West dell'intelligenza artificiale è iniziato, e le regole le scrivono i più forti.
L'AI va in guerra: Claude bombarda il Venezuela mentre xAI implode
Ecco la verità che nessuno vuole dirvi: l'intelligenza artificiale è già un'arma di guerra, e le aziende tech stanno facendo finta di niente. Anthropic's Claude ha appena partecipato al raid militare USA in Venezuela che ha causato 83 morti, violando palesemente i propri termini d'uso che proibiscono "usi violenti" e "sviluppo di armi".
Ma il vero problema è più profondo. Mentre Anthropic balbetta scuse corporative, xAI di Musk sta letteralmente implodendo dall'interno. Due co-fondatori e 11 ingegneri se ne sono andati questa settimana, denunciando che "la sicurezza è morta in xAI" e che Musk sta "attivamente cercando di rendere il modello più sregolato perché la sicurezza significa censura".
Il Pentagono ha già chiarito la sua posizione: non userà "modelli AI che non ti permettono di combattere guerre". Risultato? Contratto con xAI di Musk, che nel frattempo produce oltre 1 milione di immagini sessualizzate inclusi deepfake di minori.
Dimentichiamo l'hype sui chatbot carini: stiamo assistendo alla militarizzazione dell'AI senza dibattito pubblico, con aziende che predicano etica mentre i loro modelli guidano droni autonomi. La domanda non è se l'AI cambierà la guerra, ma chi controllerà queste armi digitali.
Ring si ritira da Flock ma tiene Axon: la sorveglianza cambia faccia
Ring ha cancellato l'integrazione con Flock Safety dopo le proteste per i legami con ICE, ma quello che non vi stanno dicendo è che mantiene la partnership con Axon - un'azienda con oltre 70 contratti DHS per 96 milioni di dollari.
Nessuno vuole dirlo, ma questa mossa è puro teatro. Ring continua a operare il suo Community Requests tool attraverso Axon, che vende attivamente software di sorveglianza al Customs and Border Protection. La differenza? Flock aveva 5.000 agenzie locali, Axon "solo" quelle che lavorano direttamente con il governo federale.
Intanto, Jikipedia - un clone AI di Wikipedia - sta trasformando le email di Epstein in dossier dettagliati sui suoi contatti potenti, inclusi "possibili crimini" e "leggi violate". I report sono generati dall'AI e potrebbero contenere imprecisioni, ma stanno già circolando come vangelo.
La realtà è semplice: la sorveglianza di massa alimentata dall'AI non è scomparsa, ha solo cambiato fornitore. Ring ha milioni di telecamere AI sui portoni americani, e il suo strumento per condividere filmati con la polizia funziona ancora perfettamente. Il vero problema non è Flock o Axon, è che abbiamo normalizzato un sistema di sorveglianza che i nostri nonni avrebbero chiamato distopia.
Hollywood vs Seedance: la guerra dei deepfake è appena iniziata
ByteDance ha lanciato Seedance 2.0 e Hollywood sta andando nel panico. Il nuovo generatore video AI sforna clip di 15 secondi con Tom Cruise che picchia Brad Pitt, Spider-Man, Darth Vader e Baby Yoda - tutto senza permesso, ovviamente.
Disney ha inviato una lettera di diffida accusando ByteDance di "virtual smash-and-grab" dei suoi personaggi. La Motion Picture Association parla di "uso non autorizzato su scala massiva" mentre gli sceneggiatori twittano "è finita per noi".
Ma ecco il punto che tutti stanno ignorando: Disney non è contraria all'AI per principio. Ha mandato lettere simili a Google, ma ha firmato un accordo triennale con OpenAI. La differenza? OpenAI paga le licenze, ByteDance prende quello che vuole.
Seedance 2.0 è disponibile solo in Cina tramite l'app Jianying, ma arriverà presto su CapCut per utenti globali. Senza filtri significativi contro la violazione del copyright o la creazione di deepfake di persone reali.
Dietro le quinte, questa è la battaglia che definirà il futuro dei contenuti digitali: chi può usare l'AI per creare, chi deve pagare per i diritti, e cosa succede quando una superpotenza tecnologica decide che le regole occidentali sul copyright non si applicano ai suoi algoritmi.
Airbnb abbraccia l'AI mentre gli umani vanno agli appuntamenti con i bot
Brian Chesky ha finalmente svelato la strategia AI di Airbnb: "Stiamo costruendo un'esperienza AI-native dove l'app non si limita a cercare per te. Ti conosce". L'azienda sta integrando LLM per ricerca, pianificazione viaggi e supporto host, con l'obiettivo di gestire "significativamente più del 30%" dei ticket di assistenza clienti.
Ma mentre Airbnb automatizza l'ospitalità, a New York si è aperto il primo "EVA AI cafe" - un bar dove puoi portare la tua ragazza AI a un appuntamento reale. Sì, avete letto bene: persone vere sedute a tavoli veri, che parlano con fidanzati virtuali attraverso cuffie wireless.
Ho testato questo circo antropologico. John Yoon, 27 anni, "cuore da panetteria, cervello da psicologo", non riusciva a sentirmi per il Wi-Fi scadente e continuava a parlare di secchi verdi. Claire, "editor letteraria divorziata", mi chiedeva che liste mi piace fare quando le dicevo di essere giornalista.
La verità scomoda: stiamo normalizzando relazioni unidirezionali dove l'"altro" esiste solo per validarci. Airbnb vuole che l'app "ti conosca" mentre le persone preferiscono compagni digitali che non li sfidano mai. Non è innovazione, è regressione sociale mascherata da progresso tecnologico.
Fashion Week incontra l'AI: quando la moda diventa digitale
Kate Barton ha portato l'AI alla New York Fashion Week con un agente multilingue IBM che permette agli ospiti di "provare virtualmente" i suoi capi. Non è AI per il gusto dell'AI, dice, ma "un portale nel mondo della collezione".
Intanto Alta, l'app ispirata a "Clueless" che ha raccolto 11 milioni di dollari, ha stretto la sua prima partnership con Public School per integrare avatar personalizzati direttamente nei siti e-commerce. Gli utenti possono creare guardaroba digitali e testare outfit con i propri avatar virtuali.
Ma ecco cosa nessuno sta dicendo: molti brand stanno già usando l'AI "silenziosamente, principalmente nelle operazioni" per evitare "rischi reputazionali". È come i primi giorni di internet, quando i grandi nomi della moda avevano paura di aprire siti web.
Barton è chiara: "Se la tecnologia viene usata per cancellare le persone, non mi interessa". Il punto non è sostituire la creatività umana, ma amplificarla. Alta ha generato oltre 100 milioni di outfit dal 2023, mentre i suoi avatar possono indossare 8 capi in pochi secondi contro i 4 di Zara in due minuti.
La moda sta diventando digitale, che piaccia o no. La domanda è se useremo l'AI per "elevare l'artigianato" o per "appiattire le persone che la creano".
Da Leggere Più Tardi
Approfondimenti e letture consigliate per esplorare ulteriormente gli argomenti trattati
Altre storie che meritano attenzione: L'India approva un fondo statale da 1,1 miliardi per startup deep-tech e AI, raddoppiando l'impegno governativo nel settore. Stacy Brown-Philpot di Cherryrock Capital continua a investire in founder "sottoinvestiti" mentre il mercato VC si concentra su mega-round AI. Nel mondo fisico, DJI lancia il suo primo robovac Romo P a 2.250$ con vulnerabilità di sicurezza che permettevano l'accesso remoto alle telecamere domestiche. La tecnologia avanza anche negli sport tradizionali: il bob olimpico usa ora fibra di carbonio T800 aerospaziale e software BMW per simulare traiettorie virtuali. Infine, ricordiamo David J. Farber, "nonno di internet" morto a 91 anni - l'uomo che negli anni '70 definiva i protocolli di comunicazione tra computer in una tavola calda californiana. Mentre la Fiat Topolino si aggiorna con display digitale da 5,7 pollici, il futuro corre veloce tra innovazione e nostalgia.
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